Essere una persona sensibile

Essere una persona sensibile vuol dire percepire un tono di voce distante durante una telefonata, riconoscere l’ansia, la paura e la tristezza nella faccia degli altri. Essere sensibile vuol dire fare caso a tutto, e con “tutto” intendo veramente qualsiasi cosa: un fiore sconfitto dal vento, un cane solo, un colore diverso del cielo, un sorriso più sentito, una parola colorata in mezzo a tante parole anonime. Essere sensibili vuol dire vivere dieci, cento, mille vite ogni giorno. Quando sei sensibile non puoi fregartene, farti gli affari tuoi, lasciar perdere. Chi è sensibile, se sa di aver ferito qualcuno si tortura per ore ed ore pensando alla sensazione che gli ha fatto provare. Chi è sensibile dura una fatica immensa. Si dovrebbe aver cura di chi è sensibile, potrebbe morire per una carezza in meno.

– S. Casciani

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Né di vivere né di morire

Ero in una piccola stanza quadrata completamente bianca e vuota. C’erano solo tre sedie di legno e quattro persone: tre ragazze sedute sulle sedie e una donna in piedi di fronte a loro. Io ero una di quelle ragazze e le altre due erano mie amiche. Guardavamo la signora in silenzio. La signora guardava noi in silenzio. Voleva ucciderci. Due di noi sarebbero morte sgozzate, l’altra strangolata con una cordicella. Nel giro di un secondo ho visto il collo delle mie due amiche ricoprirsi di sangue e i loro corpi stramazzare a terra con la gola tagliata. Quella strangolata sarei stata io. La signora mi mette la cordicella intorno al collo e comincia a stringere. Strige, stringe, stringe. Io tengo le mani sulle sue e non oppongo resistenza. Non muoio. Allora la signora mi guarda e mi dice che mi sarei dovuta arrangiare. Avrei dovuto uccidermi da sola. Per paura prendo la cordicella e continuo a stringere ma non muoio. Terrorizzata dalla signora che mi guarda, faccio finta di morire. Cado a terra, cerco di tenere gli occhi spalancati, trattengo il fiato e resto immobile. Ma la signora continua a fissarmi. Mi fissa, dritta dentro agli occhi. Dopo poco non ce la faccio più, sbatto le palpebre e respiro. La signora chiude le dita a pugno e si avventa contro di me.

Peccato che questo non sia solo un incubo generato dalla mia mente malata durante le ore notturne, ma la pura realtà in cui vivo. Non ho il coraggio di ribellarmi alla stretta della cordicella intorno al collo, ma nemmeno il coraggio di tirarla fino in fondo e morire. Non ho voglia né di vivere né di morire. Quindi lasciatemi in pace.

Bagliore verde

Lui – Ho bisogno della droga.

Momento di silenzio imbarazzato. Lei si gira verso di lui, lentamente, e lo guarda mentre sta seduto con la schiena appoggiata al muro su questo materassino ammuffito di una vecchia casa di montagna.

Lei – Perché?

Lo guarda. È stanco, gli si chiudono gli occhi dal sonno, si sta lasciando andare. Non l’avrei mai detto. Ha detto bisogno, non voglio. Ma perché ti droghi?

Lui – Per dimenticare.

Ha gli occhi rossi, svogliati, stanchi. Poi chiusi. Ma dimenticare cosa? Che ti è successo? Chi sei ragazzo dagli occhi verdi? Chi sei?

Lei – Per dimenticare cosa?

Silenzio, sempre ad occhi chiusi. Forse non vuole rispondere, forse è qualcosa di troppo tremendo per poter essere raccontato. Oppure non gli va di parlare con lei. Ma perché? Semplice, non si conoscono, sono seduti su quel materassino ammuffito per volontà di altri, non loro. Si sono visti solo un paio di volte, e non si sono mai detto ciao. E quindi perché lui dovrebbe risponderle?

Lui – Tutta la merda che c’è nella vita.

Risposta lapidaria. Come non si può dar ragione a una risposta del genere? È vero, tuttavia non gli si da ragione, punto e basta.

Lei – Non ha senso.

Lui – Lo so.

Sembra essersi un po’ ripreso. Non si sta lasciando andare, non del tutto perlomeno. Socchiude gli occhi, stringe le gambe verso il petto, appoggia la testa sulle ginocchia e stringe le braccia. Lei lo guarda perplessa. La domanda è sempre la stessa: perché?

Lui la guarda, sbuffa e accenna un sorriso.

Lui – Lo so che non ha senso..

..e lascia la frase a metà, sospesa.

Lei – Ma..?

Sospiro. Momento di silenzio.

Lui – Credo che tu sappia come finisce la frase.

Già. Era inutile chiederlo. Lei lo sapeva. O meglio, voleva sentirsi dire una cosa, ma non era sicura che fosse la stessa che pensava lui. Forse sì. Cinquanta cinquanta di possibilità di azzeccarci. E se fosse stato il cinquanta sbagliato? In fondo, molto in fondo, loro avevano qualcosa in comune, e sapevano di averlo, solo che non se lo erano mai detto. Lei sapeva che lui sapeva, e viceversa.

Lei – Ma se sai che non ha senso, perché continui?

Non era quello che lui voleva sentirsi dire. Era solo per sviare. Alza le spalle e sospira di nuovo. Gira piano la testa verso di lei, negli occhi verdi è passato un bagliore. Si sta riprendendo, piano piano.

Lui – Perché non trovo una ragione valida per smettere.

Lei – Sicuro?

A bruciapelo, non se l’aspetta un botta e risposta così. No, non sei sicuro, te lo si legge negli occhi.

Lei – Forse non è che non la trovi, non la stai nemmeno cercando questa ragione. Non la vuoi cercare.

Lui – Vaffanculo.

 

Sapeva che non sarebbe stato il cinquanta giusto. Si era sbagliata sul suo conto. Era un altro ragazzo, un altro drogato come ce ne sono tanti in giro, solo un altro ragazzo immerso nella folla anonima.

Solo che aveva gli occhi verdi..

Lei si alza e se ne va. Sarebbe stato bello conoscerti, ma tu non hai..

Lui – Aspetta..

Lei si volta di scatto.

Lei – Embè?

Lui – Scusa. Non volevo. Vieni qui.

La guarda con occhi imploranti. Sono verde carico. Saranno quegli occhi a salvarti, ma non lo sai ancora. Lei va a sedersi accanto a lui, più vicina di prima. Voglio vedere meglio questo tuo bagliore che aumenta. Lui abbassa gli occhi, imbarazzato.

Lui – Scusa. Lo so. Lo so che non la sto nemmeno cercando questa ragione, ma non è vero che non la voglio cercare. Vorrei trovarla, ma..

Lei – Non devi parlare al condizionale, parla all’imperativo: voglio, non vorrei.

Si guardano, i visi molto vicini. Il bagliore negli occhi si fa sempre più forte, la vita ha ripreso a scorrere in lui. Ed è bellissimo.

Il silenzio diventa tutto, non si sente niente, nemmeno le auto che passano fuori da quella vecchia casa. Niente. Silenzio assoluto. La pace. E un bagliore verde di vita.

Lei – La merda che ci sta intorno non la puoi cancellare. Non è come quando eri bambino che prendevi la gomma e cancellavi quello che non andava bene. La vita non la puoi cancellare, non la puoi rivedere, non la puoi riscrivere, non la puoi cambiare. Puoi solo viverla. Punto.

Lui – Non è facile come dici.

Lei – Io non ho detto che è facile. Vivere è la cosa più difficile e al contempo la cosa più meravigliosa che gli dei ci hanno concesso. Ci sono molte strade per vivere, ma si possono riassumere in due principali: quella della morte e quella della vita.

Il suo sguardo si fa scuro, aggrotta la fronte e le sopracciglia, ma il bagliore verde persiste, è interessato.

Lui – Come si può vivere nella strada della morte? Sono due cose contrapposte, non ha senso.

Lei – La strada della morte è quella che stai percorrendo tu.

Silenzio. Lui abbassa gli occhi. Tira su le maniche della felpa e guarda quei lividi violacei sulle braccia. Tira giù subito le maniche e nasconde la faccia nelle ginocchia. A un certo punto sussulta. Si scopre la faccia: una lacrima gli scende fino all’angolo della bocca. Inclino la testa e bacio quel dolore amaro. Lui sussulta più di prima, era inaspettato. Sorride lievemente, e le lacrime amare continuano a scorrere.

Lei – Ora tu ti stai vergognando, ma la strada della morte non è l’unica strada.

Lui – La strada della vita..

Mormora, singhiozza, sussurra, il viso è inondato. Tuttavia combatte. Il bagliore verde continua a brillare e si fa sempre più forte, più grande. Si sfrega gli occhi con le maniche della felpa.

Lei – Sì, la strada della vita. L’amore degli dei è talmente grande nei nostri confronti, che ci lasciano la possibilità di scegliere. Scegliere tra la vita e la morte. La piccola fregatura sta nel fatto che una strada è la più bella, mentre l’altra è la più facile.

Lui – Io vorrei..io voglio..

Gli mancano le parole. Sa cosa dovrebbe fare, ma la droga chiama. È più forte di lui. Quando cominci poi non smetti più. Perché dovresti faticare, quando con un po’ di roba in vena te ne puoi andare dove vuoi, senza alcun problema? Chiama. La droga chiama. La dro..

Ma c’è qualcosa. Qualcos’altro. Non è droga, è molto di più, più inebriante, più avvolgente, più calda, più attraente, ma estremamente difficile da raggiungere. Eppure questo qualcosa lo sta chiamando. Ed è più forte della droga. Il cuore gli batte forte, c’è talmente silenzio che lo sento.

Mi prende la mano, è calda, mi strige forte. Mi guarda dubbioso. Dubbioso ma pieno di certezza. No ragazzo dagli occhi verdi, non sei un anonimo ragazzo di mezzo alla folla di gente. Mi sono sbagliata prima. Sai cosa devi fare. La vita ti sta chiamando.

Lui – Io voglio vivere.

E finalmente sorride. Sorride con la bocca, sorride con i suoi occhi verdi pieni di energia. Appoggia piano le sue labbra sulle mie. Potrei dire che sente di cioccolato per essere poetica, ma non è così. Sa di panino della Mc Donald’s con i peperoni e maionese. Lo prendo per mano.

Lei – Allora vieni con me. Camminiamo sulla strada della vita. Non ci saranno molte persone, saremo quasi soli, saremo indisturbati e potremo insegnarci la vita a vicenda. È tutta questione di come guardi le cose e noi impareremo insieme a guardarle dal punto di vista della vita.