Amore, gioia, gratitudine e…pogooo!!!

 

 

 

 

lemmaaaaaaaa

 

Per la musica potente che rimbombava nel cuore e sotto i piedi, per le due ore passate a pogare, per il caldo soffocante, per la schiena umida di Lemma sopra le nostre teste, per tutta la gente che urlava, sorrideva, cantava, saltava, per lo stupore nei vostri occhi per la donazione per i bimbi di Betlemme, per i sorrisi di Boston, per la grande amicizia, per le dure gomitate nelle gengive, per il grande amore che si respirava in quel minuscolo club, per l’odore di sudore, per le foto mosse, per quel “fottuto di numero 1” di Ricky che violentava la batteria, per il calore che mi è rimasto dentro tanto da non sentire nemmeno il vento e il freddo pungente delle 4 di mattino, e soprattutto per la gratitudine che si leggeva nei vostri occhi: GRAZIE della meravigliosa nottata!

Annunci

Stato: a cosa stai pensando?

 
“Mi piace pensare che a volte vieni a curiosarmi di nascosto.”
Pubblica.
 
 
“Ehi, chi è questo che ti ha messo mi piace?”
“Chi? Ah..ehm..un amico..”
Era una cosa da niente, sì lo so, sono patetica, era soltanto un semplicissimo mi piace su quella terribile pagina blu piena di paranoie e di insulti.
Però era il primo che mi metteva. Ad uno stato che, tra l’altro, era destinato proprio a lui senza che nessuno lo sapesse. Mi è battuto forte il cuore per tre secondi.
“Perché sei diventata bordeaux?”
“Ahmm..io? Ma no..niente..”
Risatina maliziosa delle amiche.
 
 
Dopo aver scritto quello stato, era successo tutto molto in fretta. Eravamo usciti una volta in gruppo e mi aveva chiesto se una sera mi andava di uscire ancora, sola con lui.
Come potevo rispondere di no a due occhi ridenti come i suoi?
 
 
Si sentiva soltanto il rumore delle nostre All Star sui sassi del centro della città. Era da un po’ che camminavamo in silenzio, ma stranamente, pur essendo la prima volta che uscivamo da soli, non era un silenzio imbarazzato. Anzi, credo che anche lui ci stesse bene in quel silenzio. Era un silenzio leggero, sereno, pieno della frescura della sera.
 “E’ una bella serata, vero?”
“Sì..molto bella..” e che cavolo si può aggiungere a una domanda del genere? Ero decisamente in imbarazzo. Allora ho preso la macchina fotografica e l’ho usata come scusa.
“Ti va se andiamo fino su al castello che faccio un paio di foto?”
 
 
Seduti sulla panchina a guardare il panorama della città con le timide luci della notte.
Non so dire chi era più timido, se noi due o le luci. Forse noi. Sì, decisamente noi.
“Senti..vorrei farti una domanda..cioè..in realtà..sono due settimane che vorrei fartela..” ha detto.
“Dimmi..”
“Due settimane fa, su Facebook, hai scritto lo stato..ehm..quello che ti piace che qualcuno venga a curiosarti di nascosto..” e si è fermato, un po’ impacciato e imbarazzato a guardarsi le mani. “..ti ho messo anche un mi piace..” ha continuato sempre torturandosi le dita.
“Ah..non ho visto..” ho detto da super falsa. In realtà di mi piace ce n’erano stati tanti, quindi era plausibile che non avessi visto il suo.
“Ah..beh..sì, ho messo mi piace..” momento di silenzio imbarazzato per entrambi “..beh, comunque, volevo chiederti per chi l’hai scritto” ha concluso deciso e guardandomi negli occhi.
Dentro a quelle dannatamente belle pupille c’era speranza. Ed era una gran bella speranza, una speranza quasi sicura di sé, quasi certa di poter avere una risposta positiva.
Ho sorriso guardandolo e poi ho girato la testa di nuovo verso il panorama che andava pian piano oscurandosi. Era davvero una bella sera d’estate, c’era il vento fresco e intorno a noi non c’era nessuno a dare fastidio.
“Secondo te?” ho risposto sempre sorridendo. L’ho messo ancora più in imbarazzo.
“Non so..cioè, io speravo che..”
“..che..?”
Ha fatto un respiro profondo e si è lasciato andare sullo schienale della panchina. Ha piegato la testa indietro, ha chiuso gli occhi e ha sorriso.
“Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?”
 
Minchia. Non abbiamo nemmeno vent’anni e questa frase sembra la tipica frase nostalgica che si dicono due persone che stanno insieme da quarant’anni e che stanno per lasciarsi.
“Perché? Tu te lo ricordi?”
Mi ha guardata con uno sguardo un po’ deluso.
Mi ricordavo benissimo quando, dove e perché ci eravamo conosciuti.
“Sì..me lo ricordo..era l’ultimo dell’anno di tre anni fa. Eravamo usciti con gli altri e in pizzeria eri seduta proprio di fronte a me. Era la prima volta che uscivi con noi, se non sbaglio..”
Ho sorriso, sperando che continuasse. Mi faceva piacere sapere che il suo ricordo era esattamente uguale al mio.
“E io..ecco..speravo te lo ricordassi..”
“Sì..adesso che me lo dici, me lo ricordo. Era stata una bella serata e mi ero divertita”
Poi mi ha guardato in un modo bellissimo. Non so come spiegarlo. Forse non era un “modo” di guardarmi, è semplicemente sua mamma che gli ha fatto gli occhi così belli.
“Sì..ecco..speravo ti ricordassi anche di qualcos’altro..” silenzio imbarazzato “..speravo ti ricordassi dei nostri sguardi..”
E io speravo che lui non sentisse il rumore del mio cuore che batteva decisamente molto più veloce del normale. Eccome se mi ricordavo di quegli sguardi. Non ho fatto altro per tutta serata che cercarlo con gli occhi, anche se non sapevo chi fosse. Mi ero addormentata serena.
“..però forse non ti ricordi..cioè, sono passati tre anni..non ci vediamo mai e quindi..ecco..ehm..non ti ricorderai sicuramente di me..cioè..voglio dire..” e mi ha guardata di nuovo con il suo sguardo speranzoso.
Si è avvicinato lentamente a me, sfiorandomi la gamba con la sua, quasi come se avesse paura di farmi del male. Poi mi ha fissato negli occhi.
“Ok, te lo dico proprio chiaro e tondo. Per tre anni ho continuato a pensare a quegli sguardi, che per me sono stati molto più che semplici sguardi. Quelle poche volte che ci siamo visti mi ha fatto molto piacere e speravo che magari facesse piacere anche a te. E quando ho visto quello stato su facebook..non so, ho sperato che magari fosse per me”
Un’altra pausa di silenzio, dove lui mi guardava speranzoso e dove io ero sorridente, ma paralizzata nel sentire i miei pensieri detti da lui. Come ho già detto prima, era stupendo sapere che gli ultimi tre anni li aveva passati a pensare a me, come io avevo pensato a lui.
 
 
“Beh..non fa niente..andiamo a casa..” e si era alzato e si era già incamminato giù per la strada, quando, non so dove, ho trovato un briciolo di coraggio per corrergli dietro. L’ho preso per un braccio e l’ho fermato. Mi ha guardata stupito, e di nuovo speranzoso.
“Lo stato era per te, quando ho visto che hai messo mi piace – sì perché l’ho visto eccome! – mi batteva forte il cuore e quando mi hai chiesto di uscire con te, mi batteva ancora di più. Ricordo perfettamente quando, dove e perché ci siamo conosciuti, e per tre anni anche io ho continuato a pensare agli sguardi di quella sera. Ecco, l’ho detto” ho concluso col fiatone.
 
 
Le sue mani calde sulla mia faccia, la sua bocca sulla mia e la risata che ha seguito il bacio è stata la parte più bella della serata.
“Stronza, sapevi e ti ricordavi tutto, ma non hai detto niente. Pensavo di aver fatto una figura di merda irreparabile” e ha sorriso di nuovo con quegli occhi meravigliosi.
“Stronzi tutti e due che abbiamo fatto finta di non cagarci per tre anni, e che siamo finiti qui questa sera a darci degli stronzi l’un l’altra” ho detto.
E mi ha baciata ancora più dolcemente di prima.

Perché quel sorriso viva Sempre

In una serata di primavera

 
La pace di starsene in camera
Da sola, col sorriso
 
Col silenzio
Con la finestra spalancata
Con la luce spenta
Con i piccoli rumori di passi della gente che torna a casa
Con i piccoli suoni degli uccelli che tornano al nido
Con il fruscio delle auto dell’autostrada in lontananza
 
Una timida stella fa capolino da lontano
 
Semplicemente con te stessa
In una serata di primavera

Roberto Benigni a Che tempo che fa

Non ho mai sentito una persona ripetere la parola “bellezza” così tante volte. Tanta stima 🙂

Appunto 3

 
 
C’è un non so che di magico e speciale nella prima volta in cui senti dire “papà” da un bambino di un anno e mezzo. E la cosa che mi diverte e intenerisce è che lo dice a bassa voce. “Mamma” lo urla, “papà” lo dice a bassa voce.
E quando dice la P gli si gonfiano tutte le guanciotte a mo’ di pesce palla. 
Sarà la primavera o quello che vuoi, ma ci trovo magia nelle prima parole di un bimbo…
 
 
 

Il mare negli occhi tuoi profondi

 

 

Il mare negli occhi tuoi profondi
Brividi di pace
E un sorriso di libertà