Wanderlust

Wanderlust: il dizionario tedesco-italiano lo traduce come “voglia di viaggiare, voglia di girovagare”, ma in realtà questa parola ha un significato più profondo.

Con questo fotoracconto voglio narrare la storia di un mio viaggio (ancora irrealizzato) che comincia col desiderio di partire, osservando il mappamondo e sognando un posto che ancora mi è sconosciuto. Il viaggio comincia a prendere forma: con cartina e bussola organizzo la partenza, il percorso e la destinazione, cercando di non buttare tutto l’armadio nella valigia. Finalmente parto col mio bagaglio per questo viaggio alla scoperta del mondo. La lente di ingrandimento mi serve a focalizzare meglio l’attenzione sui particolari più importanti e a capire più a fondo il nuovo posto nel quale mi trovo. Dopo aver vissuto questa esperienza, torno a casa, con un bagaglio pieno di ricordi, eventi, volti, fotografie, parole straniere, sapori e suoni nuovi, cartoline e souvenir.

Wanderlust non è una semplice vacanza: significa voglia di esplorare il mondo, conoscere nuove persone, mettersi a confronto con culture e stili di vita diversi, parlare un’altra lingua, assaggiare i prodotti tipici del posto, partire contando solo sulle proprie forze e comprendersi meglio l’un l’altro.

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E poi

E poi c’erano le sue mani. Oddio le sue mani. Quanto le mancavano. Erano forti, la sollevavano delicatamente e la tiravano verso di lui. La coccolavano quando erano calde, la stuzzicavano quando erano gelide. Seduta sulle sue gambe, avrebbe voluto che quegli abbracci non finissero mai. Ne aveva un infinito bisogno. Il suo profumo poi. Oddio quel profumo. Infilava il naso tra il suo mento e la sua clavicola e stava lì. Respirava a fondo quel profumo inebriante. Per non parlare delle sue labbra. Bellissime, morbide. Un sorriso perfetto, uno di quelli che – anche se appena accennato – ti rende migliore la giornata. I suoi baci delicati. Sulla bocca, dietro le orecchie, sulle spalle nude, sul collo del piede, sui seni, sulla pancia. E quando la chiamava “Piccola”… oh beh, quando la chiamava così era veramente la fine del mondo. 1526532_682580261773149_1764712494_n

foto © Laura Makabresku

Amore, gioia, gratitudine e…pogooo!!!

 

 

 

 

lemmaaaaaaaa

 

Per la musica potente che rimbombava nel cuore e sotto i piedi, per le due ore passate a pogare, per il caldo soffocante, per la schiena umida di Lemma sopra le nostre teste, per tutta la gente che urlava, sorrideva, cantava, saltava, per lo stupore nei vostri occhi per la donazione per i bimbi di Betlemme, per i sorrisi di Boston, per la grande amicizia, per le dure gomitate nelle gengive, per il grande amore che si respirava in quel minuscolo club, per l’odore di sudore, per le foto mosse, per quel “fottuto di numero 1” di Ricky che violentava la batteria, per il calore che mi è rimasto dentro tanto da non sentire nemmeno il vento e il freddo pungente delle 4 di mattino, e soprattutto per la gratitudine che si leggeva nei vostri occhi: GRAZIE della meravigliosa nottata!

Stato: a cosa stai pensando?

 
“Mi piace pensare che a volte vieni a curiosarmi di nascosto.”
Pubblica.
 
 
“Ehi, chi è questo che ti ha messo mi piace?”
“Chi? Ah..ehm..un amico..”
Era una cosa da niente, sì lo so, sono patetica, era soltanto un semplicissimo mi piace su quella terribile pagina blu piena di paranoie e di insulti.
Però era il primo che mi metteva. Ad uno stato che, tra l’altro, era destinato proprio a lui senza che nessuno lo sapesse. Mi è battuto forte il cuore per tre secondi.
“Perché sei diventata bordeaux?”
“Ahmm..io? Ma no..niente..”
Risatina maliziosa delle amiche.
 
 
Dopo aver scritto quello stato, era successo tutto molto in fretta. Eravamo usciti una volta in gruppo e mi aveva chiesto se una sera mi andava di uscire ancora, sola con lui.
Come potevo rispondere di no a due occhi ridenti come i suoi?
 
 
Si sentiva soltanto il rumore delle nostre All Star sui sassi del centro della città. Era da un po’ che camminavamo in silenzio, ma stranamente, pur essendo la prima volta che uscivamo da soli, non era un silenzio imbarazzato. Anzi, credo che anche lui ci stesse bene in quel silenzio. Era un silenzio leggero, sereno, pieno della frescura della sera.
 “E’ una bella serata, vero?”
“Sì..molto bella..” e che cavolo si può aggiungere a una domanda del genere? Ero decisamente in imbarazzo. Allora ho preso la macchina fotografica e l’ho usata come scusa.
“Ti va se andiamo fino su al castello che faccio un paio di foto?”
 
 
Seduti sulla panchina a guardare il panorama della città con le timide luci della notte.
Non so dire chi era più timido, se noi due o le luci. Forse noi. Sì, decisamente noi.
“Senti..vorrei farti una domanda..cioè..in realtà..sono due settimane che vorrei fartela..” ha detto.
“Dimmi..”
“Due settimane fa, su Facebook, hai scritto lo stato..ehm..quello che ti piace che qualcuno venga a curiosarti di nascosto..” e si è fermato, un po’ impacciato e imbarazzato a guardarsi le mani. “..ti ho messo anche un mi piace..” ha continuato sempre torturandosi le dita.
“Ah..non ho visto..” ho detto da super falsa. In realtà di mi piace ce n’erano stati tanti, quindi era plausibile che non avessi visto il suo.
“Ah..beh..sì, ho messo mi piace..” momento di silenzio imbarazzato per entrambi “..beh, comunque, volevo chiederti per chi l’hai scritto” ha concluso deciso e guardandomi negli occhi.
Dentro a quelle dannatamente belle pupille c’era speranza. Ed era una gran bella speranza, una speranza quasi sicura di sé, quasi certa di poter avere una risposta positiva.
Ho sorriso guardandolo e poi ho girato la testa di nuovo verso il panorama che andava pian piano oscurandosi. Era davvero una bella sera d’estate, c’era il vento fresco e intorno a noi non c’era nessuno a dare fastidio.
“Secondo te?” ho risposto sempre sorridendo. L’ho messo ancora più in imbarazzo.
“Non so..cioè, io speravo che..”
“..che..?”
Ha fatto un respiro profondo e si è lasciato andare sullo schienale della panchina. Ha piegato la testa indietro, ha chiuso gli occhi e ha sorriso.
“Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?”
 
Minchia. Non abbiamo nemmeno vent’anni e questa frase sembra la tipica frase nostalgica che si dicono due persone che stanno insieme da quarant’anni e che stanno per lasciarsi.
“Perché? Tu te lo ricordi?”
Mi ha guardata con uno sguardo un po’ deluso.
Mi ricordavo benissimo quando, dove e perché ci eravamo conosciuti.
“Sì..me lo ricordo..era l’ultimo dell’anno di tre anni fa. Eravamo usciti con gli altri e in pizzeria eri seduta proprio di fronte a me. Era la prima volta che uscivi con noi, se non sbaglio..”
Ho sorriso, sperando che continuasse. Mi faceva piacere sapere che il suo ricordo era esattamente uguale al mio.
“E io..ecco..speravo te lo ricordassi..”
“Sì..adesso che me lo dici, me lo ricordo. Era stata una bella serata e mi ero divertita”
Poi mi ha guardato in un modo bellissimo. Non so come spiegarlo. Forse non era un “modo” di guardarmi, è semplicemente sua mamma che gli ha fatto gli occhi così belli.
“Sì..ecco..speravo ti ricordassi anche di qualcos’altro..” silenzio imbarazzato “..speravo ti ricordassi dei nostri sguardi..”
E io speravo che lui non sentisse il rumore del mio cuore che batteva decisamente molto più veloce del normale. Eccome se mi ricordavo di quegli sguardi. Non ho fatto altro per tutta serata che cercarlo con gli occhi, anche se non sapevo chi fosse. Mi ero addormentata serena.
“..però forse non ti ricordi..cioè, sono passati tre anni..non ci vediamo mai e quindi..ecco..ehm..non ti ricorderai sicuramente di me..cioè..voglio dire..” e mi ha guardata di nuovo con il suo sguardo speranzoso.
Si è avvicinato lentamente a me, sfiorandomi la gamba con la sua, quasi come se avesse paura di farmi del male. Poi mi ha fissato negli occhi.
“Ok, te lo dico proprio chiaro e tondo. Per tre anni ho continuato a pensare a quegli sguardi, che per me sono stati molto più che semplici sguardi. Quelle poche volte che ci siamo visti mi ha fatto molto piacere e speravo che magari facesse piacere anche a te. E quando ho visto quello stato su facebook..non so, ho sperato che magari fosse per me”
Un’altra pausa di silenzio, dove lui mi guardava speranzoso e dove io ero sorridente, ma paralizzata nel sentire i miei pensieri detti da lui. Come ho già detto prima, era stupendo sapere che gli ultimi tre anni li aveva passati a pensare a me, come io avevo pensato a lui.
 
 
“Beh..non fa niente..andiamo a casa..” e si era alzato e si era già incamminato giù per la strada, quando, non so dove, ho trovato un briciolo di coraggio per corrergli dietro. L’ho preso per un braccio e l’ho fermato. Mi ha guardata stupito, e di nuovo speranzoso.
“Lo stato era per te, quando ho visto che hai messo mi piace – sì perché l’ho visto eccome! – mi batteva forte il cuore e quando mi hai chiesto di uscire con te, mi batteva ancora di più. Ricordo perfettamente quando, dove e perché ci siamo conosciuti, e per tre anni anche io ho continuato a pensare agli sguardi di quella sera. Ecco, l’ho detto” ho concluso col fiatone.
 
 
Le sue mani calde sulla mia faccia, la sua bocca sulla mia e la risata che ha seguito il bacio è stata la parte più bella della serata.
“Stronza, sapevi e ti ricordavi tutto, ma non hai detto niente. Pensavo di aver fatto una figura di merda irreparabile” e ha sorriso di nuovo con quegli occhi meravigliosi.
“Stronzi tutti e due che abbiamo fatto finta di non cagarci per tre anni, e che siamo finiti qui questa sera a darci degli stronzi l’un l’altra” ho detto.
E mi ha baciata ancora più dolcemente di prima.

I caught the sun

Luce – The Sun

Vi riporto quello che oggi ha scritto Team World riguardo all’uscita del nuovo disco dei The Sun, grande band italiana. Anche se band è un pò riduttivo 🙂
Davvero ne vale la pena di ascoltare questo album, non solo con le orecchie…

Esce oggi “Luce”, il nuovo album dei The Sun, portatore di un forte contenuto improntato sulla fede e sulla speranza.

Ispirato da un viaggio in Palestina nel novembre dello scorso anno, il gruppo ha sentito la necessità di trattare nelle nuove canzoni alcuni importantissimi temi come la vita dopo la vita, il coraggio, l’immortalità dell’anima, la gratitudine, l’amore per Dio e per l’umanità, la fede, la ricerca della felicità e la sessualità vissuta con amore.

«“Luce” è frutto di un cammino personale che ci ha portato oltre noi stessi: troverete anche le vostre storie, le vostre emozioni, le vostre parole, ciò che ci avete trasmesso e ciò che ci avete insegnato», così i The Sun raccontano il nuovo lavoro facendosi nuovamente portatori di un messaggio positivo che nasce dall’inestimabile fede ed amore per Dio.

“Luce” – in vendita su Team World Shop al prezzo di 14,90 euro (pagina acquisto) ed in download digitale su iTunes QUI – contiene 13 brani scritti da Francesco Lorenzi in collaborazione con Maurizio Baggio – produttore dell’album – Roberto Visentin, Michele Rebesco e Federico Poggipollini – storico chitarrista di Ligabue.

Ad aprire il disco è “Onda Perfetta, un invito alla consapevolezza che la felicità è a portata di mano, basta scegliere di vivere il presente e cavalcare quell’onda perfetta che arriva per tuttiI Giorni che Vogliamo è un vero e proprio inno alla vita, in cui la forza positiva e la voglia di guardare avanti devono caratterizzare ogni fase dell’esistenza di un uomo, non solo la giovinezza. Ne La Leggenda è racchiuso invece un omaggio a quelle persone che donano la loro vita per il bene dell’umanità ed è insieme un’appassionata dedica alla figura di Dio, che li ispira e li guida.

L’aridità del sesso “meccanico” e slegato dal sentimento e la capacità di riconoscersi “diversi” ma comunque felici, sono i temi affrontati rispettivamente in “Più del sesso” e “Outsider. Mentre il manifesto dell’esperienza che ha segnato profondamente il percorso della band è “Betlemme: nel novembre dello scorso anno Lorenzi e compagni vengono invitati in Palestina per suonare per un concerto per la pace contro il muro di segregazione eretto dallo stato di Israele. Un viaggio che li porta a incontrare e condividere con la gente del posto e a suonare ovunque, in ospedali, orfanotrofi, campi nomadi e addirittura presso checkpoint militari raccontato poi in un video report trasmesso sul blog www.francescolorenzi.it.

Nell’album c’è spazio anche per l’amore e la sua contemplazione, nel senso più ampio del termine, con i brani “Sogno dei miei sogni”, “Piccola Mia” e “Ciò che rimane; se le prime due canzoni sono ispirate alla meravigliosa esperienza che può legare due persone, la terza è un’aperta dedica ad un genitore e il ringraziamento per il bene che ha saputo insegnare e trasmettere.

In “Luce” ci sono anche temi come l’ottimismo della fede, la forza, il coraggio e la ricerca della verità che nei brani “Spiriti del Sole”, “Voglio Coraggio” e “Negli Occhi” trovano la loro massima espressione. Nei tre brani, infatti, in musica e parole, trovano spazio tutta la forza e l’energia positiva dell’incontro con l’altro che si trasforma in qualcosa di costruttivo, concreto per sé e la comunità intera. Non poteva infine mancare l’argomento caro ai credenti di tutto il mondo: la vita dopo la morte. Il brano “Indelebile” è ispirato alle ricerche dello psichiatra Brian Weiss che ha studiato migliaia di casi per confermare la tesi dell’immortalità dell’anima e al più potente dei messaggi di Gesù Cristo: l’esistenza dell’Aldilà che per alcuni è solo un fatto di Fede, mentre per chi crede è una certezza.

 

Meraviglioso