Né farfalle né orsi

tumblr_l0fjjmiruQ1qz4d4bo1_500_large

Il dramma era che non sentiva più le farfalle nello stomaco. Dramma forse è una parola un po’ ostentata, ma rende bene l’idea. Era proprio un dramma. Era riuscita a sentirle, una volta. C’erano stati quei due occhi marroni così intensi che avevano incontrato i suoi azzurri ed in quel momento era sicura di avere quegli insetti meravigliosamente ubriachi che le svolazzavano allegramente nello stomaco andando a sbattere ovunque. Che poi non erano proprio farfalle. Sembrava più un orso grizzly che si rotolava nel suo stomaco, quindi era una cosa decisamente più forte. Meno elegante delle farfalle, ma più intenso.

Dopo quel momento, non c’era stato più niente nel suo stomaco. Erano girati solo un po’ di piatti di lasagne, rabbia repressa, sushi e tanta amarezza. Era una cosa veramente demoralizzante accorgersi non sentire più le farfalle che le giravano nello stomaco. Che ci stava a fare al mondo, se non le sentiva più? Era vagamente disperata perché, per quanto lei potesse farsi dei grandiosi film d’amore in testa, la verità era che non sentiva più né farfalle né orsi.

Annunci

Stato: a cosa stai pensando?

 
“Mi piace pensare che a volte vieni a curiosarmi di nascosto.”
Pubblica.
 
 
“Ehi, chi è questo che ti ha messo mi piace?”
“Chi? Ah..ehm..un amico..”
Era una cosa da niente, sì lo so, sono patetica, era soltanto un semplicissimo mi piace su quella terribile pagina blu piena di paranoie e di insulti.
Però era il primo che mi metteva. Ad uno stato che, tra l’altro, era destinato proprio a lui senza che nessuno lo sapesse. Mi è battuto forte il cuore per tre secondi.
“Perché sei diventata bordeaux?”
“Ahmm..io? Ma no..niente..”
Risatina maliziosa delle amiche.
 
 
Dopo aver scritto quello stato, era successo tutto molto in fretta. Eravamo usciti una volta in gruppo e mi aveva chiesto se una sera mi andava di uscire ancora, sola con lui.
Come potevo rispondere di no a due occhi ridenti come i suoi?
 
 
Si sentiva soltanto il rumore delle nostre All Star sui sassi del centro della città. Era da un po’ che camminavamo in silenzio, ma stranamente, pur essendo la prima volta che uscivamo da soli, non era un silenzio imbarazzato. Anzi, credo che anche lui ci stesse bene in quel silenzio. Era un silenzio leggero, sereno, pieno della frescura della sera.
 “E’ una bella serata, vero?”
“Sì..molto bella..” e che cavolo si può aggiungere a una domanda del genere? Ero decisamente in imbarazzo. Allora ho preso la macchina fotografica e l’ho usata come scusa.
“Ti va se andiamo fino su al castello che faccio un paio di foto?”
 
 
Seduti sulla panchina a guardare il panorama della città con le timide luci della notte.
Non so dire chi era più timido, se noi due o le luci. Forse noi. Sì, decisamente noi.
“Senti..vorrei farti una domanda..cioè..in realtà..sono due settimane che vorrei fartela..” ha detto.
“Dimmi..”
“Due settimane fa, su Facebook, hai scritto lo stato..ehm..quello che ti piace che qualcuno venga a curiosarti di nascosto..” e si è fermato, un po’ impacciato e imbarazzato a guardarsi le mani. “..ti ho messo anche un mi piace..” ha continuato sempre torturandosi le dita.
“Ah..non ho visto..” ho detto da super falsa. In realtà di mi piace ce n’erano stati tanti, quindi era plausibile che non avessi visto il suo.
“Ah..beh..sì, ho messo mi piace..” momento di silenzio imbarazzato per entrambi “..beh, comunque, volevo chiederti per chi l’hai scritto” ha concluso deciso e guardandomi negli occhi.
Dentro a quelle dannatamente belle pupille c’era speranza. Ed era una gran bella speranza, una speranza quasi sicura di sé, quasi certa di poter avere una risposta positiva.
Ho sorriso guardandolo e poi ho girato la testa di nuovo verso il panorama che andava pian piano oscurandosi. Era davvero una bella sera d’estate, c’era il vento fresco e intorno a noi non c’era nessuno a dare fastidio.
“Secondo te?” ho risposto sempre sorridendo. L’ho messo ancora più in imbarazzo.
“Non so..cioè, io speravo che..”
“..che..?”
Ha fatto un respiro profondo e si è lasciato andare sullo schienale della panchina. Ha piegato la testa indietro, ha chiuso gli occhi e ha sorriso.
“Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?”
 
Minchia. Non abbiamo nemmeno vent’anni e questa frase sembra la tipica frase nostalgica che si dicono due persone che stanno insieme da quarant’anni e che stanno per lasciarsi.
“Perché? Tu te lo ricordi?”
Mi ha guardata con uno sguardo un po’ deluso.
Mi ricordavo benissimo quando, dove e perché ci eravamo conosciuti.
“Sì..me lo ricordo..era l’ultimo dell’anno di tre anni fa. Eravamo usciti con gli altri e in pizzeria eri seduta proprio di fronte a me. Era la prima volta che uscivi con noi, se non sbaglio..”
Ho sorriso, sperando che continuasse. Mi faceva piacere sapere che il suo ricordo era esattamente uguale al mio.
“E io..ecco..speravo te lo ricordassi..”
“Sì..adesso che me lo dici, me lo ricordo. Era stata una bella serata e mi ero divertita”
Poi mi ha guardato in un modo bellissimo. Non so come spiegarlo. Forse non era un “modo” di guardarmi, è semplicemente sua mamma che gli ha fatto gli occhi così belli.
“Sì..ecco..speravo ti ricordassi anche di qualcos’altro..” silenzio imbarazzato “..speravo ti ricordassi dei nostri sguardi..”
E io speravo che lui non sentisse il rumore del mio cuore che batteva decisamente molto più veloce del normale. Eccome se mi ricordavo di quegli sguardi. Non ho fatto altro per tutta serata che cercarlo con gli occhi, anche se non sapevo chi fosse. Mi ero addormentata serena.
“..però forse non ti ricordi..cioè, sono passati tre anni..non ci vediamo mai e quindi..ecco..ehm..non ti ricorderai sicuramente di me..cioè..voglio dire..” e mi ha guardata di nuovo con il suo sguardo speranzoso.
Si è avvicinato lentamente a me, sfiorandomi la gamba con la sua, quasi come se avesse paura di farmi del male. Poi mi ha fissato negli occhi.
“Ok, te lo dico proprio chiaro e tondo. Per tre anni ho continuato a pensare a quegli sguardi, che per me sono stati molto più che semplici sguardi. Quelle poche volte che ci siamo visti mi ha fatto molto piacere e speravo che magari facesse piacere anche a te. E quando ho visto quello stato su facebook..non so, ho sperato che magari fosse per me”
Un’altra pausa di silenzio, dove lui mi guardava speranzoso e dove io ero sorridente, ma paralizzata nel sentire i miei pensieri detti da lui. Come ho già detto prima, era stupendo sapere che gli ultimi tre anni li aveva passati a pensare a me, come io avevo pensato a lui.
 
 
“Beh..non fa niente..andiamo a casa..” e si era alzato e si era già incamminato giù per la strada, quando, non so dove, ho trovato un briciolo di coraggio per corrergli dietro. L’ho preso per un braccio e l’ho fermato. Mi ha guardata stupito, e di nuovo speranzoso.
“Lo stato era per te, quando ho visto che hai messo mi piace – sì perché l’ho visto eccome! – mi batteva forte il cuore e quando mi hai chiesto di uscire con te, mi batteva ancora di più. Ricordo perfettamente quando, dove e perché ci siamo conosciuti, e per tre anni anche io ho continuato a pensare agli sguardi di quella sera. Ecco, l’ho detto” ho concluso col fiatone.
 
 
Le sue mani calde sulla mia faccia, la sua bocca sulla mia e la risata che ha seguito il bacio è stata la parte più bella della serata.
“Stronza, sapevi e ti ricordavi tutto, ma non hai detto niente. Pensavo di aver fatto una figura di merda irreparabile” e ha sorriso di nuovo con quegli occhi meravigliosi.
“Stronzi tutti e due che abbiamo fatto finta di non cagarci per tre anni, e che siamo finiti qui questa sera a darci degli stronzi l’un l’altra” ho detto.
E mi ha baciata ancora più dolcemente di prima.

In una serata di primavera

 
La pace di starsene in camera
Da sola, col sorriso
 
Col silenzio
Con la finestra spalancata
Con la luce spenta
Con i piccoli rumori di passi della gente che torna a casa
Con i piccoli suoni degli uccelli che tornano al nido
Con il fruscio delle auto dell’autostrada in lontananza
 
Una timida stella fa capolino da lontano
 
Semplicemente con te stessa
In una serata di primavera

Ciò che amo.

Amo il sole.
Amo la musica.
Amo scrivere.
Amo sognare.
Amo chi mi accarezza i capelli.
Amo l’aereo.
Amo Londra.
Amo fotografare.
Amo il mare.
Amo i sorrisi veri.
Amo le persone a cui brillano gli occhi.
Amo farmi la doccia.
Amo i girasoli.
Amo i leoni.
Amo i jeans con i buchi.
Amo il blu.
Amo la pace.
Amo il caldo.
Amo la metro.
Amo il tramonto.
Amo i Pixie.
Amo la fantasia.
Amo la chitarra.
Amo le mie chiavi di casa.
Amo Amore e Psiche di Canova.
Amo la mia maglietta di Spongebob.
Amo le infradito.
Amo la piscina.
Amo l’estate.
Amo le foglie arancioni sugli alberi.
Amo Gaudì.
Amo l’aurora.
Amo il vento caldo.
Amo la pasta al forno.
Amo il treno.
Amo Gardaland.
Amo i concerti.
Amo il disegno.
Amo i libri.
Amo le storie d’amore.
Amo viaggiare.
Amo le grandi citazioni.
Amo Benigni.
Amo La leggenda del pianista sull’oceano.
Amo la pallavolo.
Amo volare.
Amo i San Bernardo.
Amo i pennelli.
Amo i viaggi in pullman.
Amo leggere un libro la domenica mattina sotto le coperte.
Amo il rosso.
Amo i Sun.
Amo le strade appena asfaltate.
Amo il profumo alla mora.
Amo Camden Town.
Amo i punk.
Amo i musicisti di strada.
Amo i Randa.
Amo chi se ne strafotte del pensiero della massa.
Amo i cani.
Amo i draghi.
Amo i leoni.
Amo i Finley.
Amo le tigri.
Amo il tramonto.
Amo Welcome to my life dei Simple Plan.
Amo l’aurora.
Amo le moto.
Amo la velocità.
Amo un risveglio lento.
Amo il vento caldo.
Amo Picasso.
Amo chi pensa con la propria testa.
Amo le foto in bianco e nero.
Amo le cabine telefoniche di Londra.
Amo Venezia.
Amo i braccialetti.
Amo il modo di suonare di Travis Barker.
Amo chi sa scrivere bene.
Amo i vestitini dei neonati.
Amo Mirò.
Amo i fiocchi blu.
Amo Nicholas Sparks.
Amo i capelli riccioli dei bambini neri.
Amo gli acchiappasogni.
Amo Ligabue.
Amo cucinare.
Amo l’arte.
Amo il tè caldo la mattina.
Amo una coperta calda d’inverno.
Amo la neve che scende lenta.
Amo gli abbracci.
Amo i baci dei bambini piccoli.
Amo gli occhi degli indiani.
Amo la voce di Austin Winkler.
Amo le cinture.
Amo leggere.
Amo la batteria.
Amo Slash.
Amo La leggenda del pianista sull’oceano.
Amo i post-it.
Amo WeHeartIt.
Amo le domeniche pomeriggio.
Amo Covent Garden.
Amo le foto istantanee.
Amo le strette di mano.
Amo Daughtry.
Amo guardare un film mentre fuori nevica.
Amo la mia scatola di tempere usate.
Amo le fate.
Amo la poesia.
Amo i concerti.
Amo sentire il caldo dei raggi del sole sulla pelle.
Amo i jeans stretti.
Amo Sirmione.
Amo le manine dei bambini piccoli.
Amo Pippo.
Amo Il giorno in più di Fabio Volo.
Amo Leopardi.
Amo dipingere.
Amo le stelle cadenti.
Amo le indecisioni.
Amo Michelangelo.
Amo Dalì.
Amo i quaderni a righe.
Amo le mostre d’arte moderna.
Amo le foto seppia.
Amo i portachiavi a forma di chitarra.
Amo le persone passionali.
Amo prendere il sole, anche se quando esco di casa sembra che lui non mi veda proprio.
Amo l’accento romano e toscano.
Amo chi sa amare davvero..

Ancora queste fastidiose farfalle.

E diavolo. Ancora voi. Ancora voi fastidiose farfalle. Anzi, ancora voi fastidiosissime farfalle nelle stomaco. Cosa volete da me? Venite ancora a rompermi l’anima. Mi date fastidio, diavolo. Nel pensarlo comincio a sentirvi che mi stuzzicate le pareti dello stomaco con le vostre zampette viscide. Nel ricevere un suo messaggio prendete tutte insieme la ricorsa e vi schiantate contro le pareti del mio stomaco. Nel sentire la sua risata al telefono, io rido e anche voi ve la ridete per il mio comportamento da idiota. Nel vederlo davanti a me con le braccia aperte, sorridente e che ride, voi cominciate a saltare come delle pazze nel mio stomaco. Nel prendermi per mano sento il suo calore e voi cominciate a volare di colpo tutte insieme, violentemente, saltate, ridete sguaiatamente, planate, vi ribaltate e vi schiantate sempre contro le pareti del mio stomaco. Non credete sia arrivato il momento di lasciare in pace il mio povero stomaco ridotto ormai a brandelli? Ora capisco quando nell’antichità si diceva che sentimenti risiedono nello stomaco e non nel cuore. Quando sei in ansia, ti si stringe lo stomaco; quando sei innamorata ci sono questi insetti meravigliosi che vengono a distruggerti le pareti dello stomaco, non del cuore.

Ma no dai, rimanete quanto volete, piccoli insetti pieni di vita e colore. Mi da fastidio ammetterlo, ma in fondo il vostro sfarfallare mi tiene ancora in vita.

 

 

Simmy.

E un giorno alla farfalla si spezzarono le ali.

 
Sempre in solitudine.
Continuamente in silenzio.
Piena di egoismo.
Voglia di piangere.
Lacrime amare sui fiori.
Nessun colore.
Sopravviveva e non viveva.
 
 E un giorno alla farfalla si spezzarono le ali.

 

Simmy.