Stato: a cosa stai pensando?

 
“Mi piace pensare che a volte vieni a curiosarmi di nascosto.”
Pubblica.
 
 
“Ehi, chi è questo che ti ha messo mi piace?”
“Chi? Ah..ehm..un amico..”
Era una cosa da niente, sì lo so, sono patetica, era soltanto un semplicissimo mi piace su quella terribile pagina blu piena di paranoie e di insulti.
Però era il primo che mi metteva. Ad uno stato che, tra l’altro, era destinato proprio a lui senza che nessuno lo sapesse. Mi è battuto forte il cuore per tre secondi.
“Perché sei diventata bordeaux?”
“Ahmm..io? Ma no..niente..”
Risatina maliziosa delle amiche.
 
 
Dopo aver scritto quello stato, era successo tutto molto in fretta. Eravamo usciti una volta in gruppo e mi aveva chiesto se una sera mi andava di uscire ancora, sola con lui.
Come potevo rispondere di no a due occhi ridenti come i suoi?
 
 
Si sentiva soltanto il rumore delle nostre All Star sui sassi del centro della città. Era da un po’ che camminavamo in silenzio, ma stranamente, pur essendo la prima volta che uscivamo da soli, non era un silenzio imbarazzato. Anzi, credo che anche lui ci stesse bene in quel silenzio. Era un silenzio leggero, sereno, pieno della frescura della sera.
 “E’ una bella serata, vero?”
“Sì..molto bella..” e che cavolo si può aggiungere a una domanda del genere? Ero decisamente in imbarazzo. Allora ho preso la macchina fotografica e l’ho usata come scusa.
“Ti va se andiamo fino su al castello che faccio un paio di foto?”
 
 
Seduti sulla panchina a guardare il panorama della città con le timide luci della notte.
Non so dire chi era più timido, se noi due o le luci. Forse noi. Sì, decisamente noi.
“Senti..vorrei farti una domanda..cioè..in realtà..sono due settimane che vorrei fartela..” ha detto.
“Dimmi..”
“Due settimane fa, su Facebook, hai scritto lo stato..ehm..quello che ti piace che qualcuno venga a curiosarti di nascosto..” e si è fermato, un po’ impacciato e imbarazzato a guardarsi le mani. “..ti ho messo anche un mi piace..” ha continuato sempre torturandosi le dita.
“Ah..non ho visto..” ho detto da super falsa. In realtà di mi piace ce n’erano stati tanti, quindi era plausibile che non avessi visto il suo.
“Ah..beh..sì, ho messo mi piace..” momento di silenzio imbarazzato per entrambi “..beh, comunque, volevo chiederti per chi l’hai scritto” ha concluso deciso e guardandomi negli occhi.
Dentro a quelle dannatamente belle pupille c’era speranza. Ed era una gran bella speranza, una speranza quasi sicura di sé, quasi certa di poter avere una risposta positiva.
Ho sorriso guardandolo e poi ho girato la testa di nuovo verso il panorama che andava pian piano oscurandosi. Era davvero una bella sera d’estate, c’era il vento fresco e intorno a noi non c’era nessuno a dare fastidio.
“Secondo te?” ho risposto sempre sorridendo. L’ho messo ancora più in imbarazzo.
“Non so..cioè, io speravo che..”
“..che..?”
Ha fatto un respiro profondo e si è lasciato andare sullo schienale della panchina. Ha piegato la testa indietro, ha chiuso gli occhi e ha sorriso.
“Ti ricordi quando ci siamo conosciuti?”
 
Minchia. Non abbiamo nemmeno vent’anni e questa frase sembra la tipica frase nostalgica che si dicono due persone che stanno insieme da quarant’anni e che stanno per lasciarsi.
“Perché? Tu te lo ricordi?”
Mi ha guardata con uno sguardo un po’ deluso.
Mi ricordavo benissimo quando, dove e perché ci eravamo conosciuti.
“Sì..me lo ricordo..era l’ultimo dell’anno di tre anni fa. Eravamo usciti con gli altri e in pizzeria eri seduta proprio di fronte a me. Era la prima volta che uscivi con noi, se non sbaglio..”
Ho sorriso, sperando che continuasse. Mi faceva piacere sapere che il suo ricordo era esattamente uguale al mio.
“E io..ecco..speravo te lo ricordassi..”
“Sì..adesso che me lo dici, me lo ricordo. Era stata una bella serata e mi ero divertita”
Poi mi ha guardato in un modo bellissimo. Non so come spiegarlo. Forse non era un “modo” di guardarmi, è semplicemente sua mamma che gli ha fatto gli occhi così belli.
“Sì..ecco..speravo ti ricordassi anche di qualcos’altro..” silenzio imbarazzato “..speravo ti ricordassi dei nostri sguardi..”
E io speravo che lui non sentisse il rumore del mio cuore che batteva decisamente molto più veloce del normale. Eccome se mi ricordavo di quegli sguardi. Non ho fatto altro per tutta serata che cercarlo con gli occhi, anche se non sapevo chi fosse. Mi ero addormentata serena.
“..però forse non ti ricordi..cioè, sono passati tre anni..non ci vediamo mai e quindi..ecco..ehm..non ti ricorderai sicuramente di me..cioè..voglio dire..” e mi ha guardata di nuovo con il suo sguardo speranzoso.
Si è avvicinato lentamente a me, sfiorandomi la gamba con la sua, quasi come se avesse paura di farmi del male. Poi mi ha fissato negli occhi.
“Ok, te lo dico proprio chiaro e tondo. Per tre anni ho continuato a pensare a quegli sguardi, che per me sono stati molto più che semplici sguardi. Quelle poche volte che ci siamo visti mi ha fatto molto piacere e speravo che magari facesse piacere anche a te. E quando ho visto quello stato su facebook..non so, ho sperato che magari fosse per me”
Un’altra pausa di silenzio, dove lui mi guardava speranzoso e dove io ero sorridente, ma paralizzata nel sentire i miei pensieri detti da lui. Come ho già detto prima, era stupendo sapere che gli ultimi tre anni li aveva passati a pensare a me, come io avevo pensato a lui.
 
 
“Beh..non fa niente..andiamo a casa..” e si era alzato e si era già incamminato giù per la strada, quando, non so dove, ho trovato un briciolo di coraggio per corrergli dietro. L’ho preso per un braccio e l’ho fermato. Mi ha guardata stupito, e di nuovo speranzoso.
“Lo stato era per te, quando ho visto che hai messo mi piace – sì perché l’ho visto eccome! – mi batteva forte il cuore e quando mi hai chiesto di uscire con te, mi batteva ancora di più. Ricordo perfettamente quando, dove e perché ci siamo conosciuti, e per tre anni anche io ho continuato a pensare agli sguardi di quella sera. Ecco, l’ho detto” ho concluso col fiatone.
 
 
Le sue mani calde sulla mia faccia, la sua bocca sulla mia e la risata che ha seguito il bacio è stata la parte più bella della serata.
“Stronza, sapevi e ti ricordavi tutto, ma non hai detto niente. Pensavo di aver fatto una figura di merda irreparabile” e ha sorriso di nuovo con quegli occhi meravigliosi.
“Stronzi tutti e due che abbiamo fatto finta di non cagarci per tre anni, e che siamo finiti qui questa sera a darci degli stronzi l’un l’altra” ho detto.
E mi ha baciata ancora più dolcemente di prima.
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Il meglio arriverà

Fidati di me

il meglio arriverà

o ce lo andremo a prendere

Meraviglioso

Suono di libertà

Il treno si fermò. Finalmente, dopo ore interminabili di viaggio,  il treno si fermò.
Aria fresca, vento fresco che le sfiorò il viso 
e le scompigliò i capelli lunghi.
Dopo molto tempo, come diceva Fabrizio de Andrè, si vede un solco lungo il viso, come una specie di sorriso.
Aveva finalmente ritrovato il suo sorriso.
 
Di nuovo aria fresca, vento fresco, aria di mare,
voglia di mare.
Uno zaino in spalla è tutto quello che aveva.
E tanta voglia di mare.
Voglia di acqua, voglia di nuotare, voglia di libertà.
 
Le infradito le stavano larghe e le davano un po’ fastidio, ma questo contò poco, quando la ragazza vide il mare.
Mare. Schiuma bianca. Azzurro. Blu. Blu intenso.
Voglia solo di buttarsi dentro in pieno.
 
Profumo di spiaggia, profumo di mare, profumo di sale,
profumo delle creme protettive.
Fruscio delle onde del mare che arrivano alla costa, pianto dei bambini piccoli in spiaggia, le urla del solito venditore di cocco, le risate pazze dei bambini che fanno i castelli di sabbia.
 
La ragazza era felice. Aveva ritrovato la libertà.
Quel giorno non ci fu tempo nemmeno per la sua musica.
Doveva ascoltare un altro suono.
Suono di Libertà.
 

 
 

Ciò che amo.

Amo il sole.
Amo la musica.
Amo scrivere.
Amo sognare.
Amo chi mi accarezza i capelli.
Amo l’aereo.
Amo Londra.
Amo fotografare.
Amo il mare.
Amo i sorrisi veri.
Amo le persone a cui brillano gli occhi.
Amo farmi la doccia.
Amo i girasoli.
Amo i leoni.
Amo i jeans con i buchi.
Amo il blu.
Amo la pace.
Amo il caldo.
Amo la metro.
Amo il tramonto.
Amo i Pixie.
Amo la fantasia.
Amo la chitarra.
Amo le mie chiavi di casa.
Amo Amore e Psiche di Canova.
Amo la mia maglietta di Spongebob.
Amo le infradito.
Amo la piscina.
Amo l’estate.
Amo le foglie arancioni sugli alberi.
Amo Gaudì.
Amo l’aurora.
Amo il vento caldo.
Amo la pasta al forno.
Amo il treno.
Amo Gardaland.
Amo i concerti.
Amo il disegno.
Amo i libri.
Amo le storie d’amore.
Amo viaggiare.
Amo le grandi citazioni.
Amo Benigni.
Amo La leggenda del pianista sull’oceano.
Amo la pallavolo.
Amo volare.
Amo i San Bernardo.
Amo i pennelli.
Amo i viaggi in pullman.
Amo leggere un libro la domenica mattina sotto le coperte.
Amo il rosso.
Amo i Sun.
Amo le strade appena asfaltate.
Amo il profumo alla mora.
Amo Camden Town.
Amo i punk.
Amo i musicisti di strada.
Amo i Randa.
Amo chi se ne strafotte del pensiero della massa.
Amo i cani.
Amo i draghi.
Amo i leoni.
Amo i Finley.
Amo le tigri.
Amo il tramonto.
Amo Welcome to my life dei Simple Plan.
Amo l’aurora.
Amo le moto.
Amo la velocità.
Amo un risveglio lento.
Amo il vento caldo.
Amo Picasso.
Amo chi pensa con la propria testa.
Amo le foto in bianco e nero.
Amo le cabine telefoniche di Londra.
Amo Venezia.
Amo i braccialetti.
Amo il modo di suonare di Travis Barker.
Amo chi sa scrivere bene.
Amo i vestitini dei neonati.
Amo Mirò.
Amo i fiocchi blu.
Amo Nicholas Sparks.
Amo i capelli riccioli dei bambini neri.
Amo gli acchiappasogni.
Amo Ligabue.
Amo cucinare.
Amo l’arte.
Amo il tè caldo la mattina.
Amo una coperta calda d’inverno.
Amo la neve che scende lenta.
Amo gli abbracci.
Amo i baci dei bambini piccoli.
Amo gli occhi degli indiani.
Amo la voce di Austin Winkler.
Amo le cinture.
Amo leggere.
Amo la batteria.
Amo Slash.
Amo La leggenda del pianista sull’oceano.
Amo i post-it.
Amo WeHeartIt.
Amo le domeniche pomeriggio.
Amo Covent Garden.
Amo le foto istantanee.
Amo le strette di mano.
Amo Daughtry.
Amo guardare un film mentre fuori nevica.
Amo la mia scatola di tempere usate.
Amo le fate.
Amo la poesia.
Amo i concerti.
Amo sentire il caldo dei raggi del sole sulla pelle.
Amo i jeans stretti.
Amo Sirmione.
Amo le manine dei bambini piccoli.
Amo Pippo.
Amo Il giorno in più di Fabio Volo.
Amo Leopardi.
Amo dipingere.
Amo le stelle cadenti.
Amo le indecisioni.
Amo Michelangelo.
Amo Dalì.
Amo i quaderni a righe.
Amo le mostre d’arte moderna.
Amo le foto seppia.
Amo i portachiavi a forma di chitarra.
Amo le persone passionali.
Amo prendere il sole, anche se quando esco di casa sembra che lui non mi veda proprio.
Amo l’accento romano e toscano.
Amo chi sa amare davvero..

Il periodo di convalescenza è finito

 
Torno a scriverti Libero e Pieno di me. Sono stato tanto malato, anzi, troppo malato e per troppo tempo. Non sai quanto mi dispiace. Mi dispiace ti averti fatto soffrire inutilmente. Sono sicuro che mi perdonerai.
Ma finalmente alla fine dell’estate ce l’ho fatta! Mi sono alleggerito! Mi sono finalmente tolto un grande peso.
Dopo quasi due anni di potenti ed inutili fibrillazioni e colpi d’ansia che m’hanno quasi fatto scoppiare, mi sono chiuso ancora di più, ho dato una bella risciacquata all’interno delle mie pareti e ora sono sulla via della liberazione.
Mi sto prendendo il mio tempo, sto ricominciando a battere ad un ritmo regolare, sto cercando di nuovo la pace che per un po’ di tempo m’è mancata. E che di conseguenza ho fatto mancare anche a te. (Sorry!)
Il cielo è azzurro e anche dentro di me non ci sono più nuvole scure, non ci sono pensieri negativi, non ci sono preoccupazioni, non ci sono nervosismi. Il Sole splende alto nel cielo, emana luce e calore e io ne traggo un grosso beneficio. Mi sto ampliando sempre di più. Prima o poi tocco il Sole, te lo prometto.
Mi dispiace solo pensare che io abbia buttato via così tanti battiti inutilmente per una persona che non ne valeva la pena e che forse non ho mai nemmeno conosciuto fino in fondo.
Fatto sta che ora sto meglio, il periodo di convalescenza è finito, ora sono tornato a respirare l’aria pura della vita! Sono sicuro che farà molto bene anche a te respirare aria nuova per riprendere un nuovo anno senza preoccupazioni.
Ci sentiamo presto.
 
Un abbraccio, tuo Cuore

Cose da fare prima di morire (tiè!)

  • Andare in Australia, conoscere un aborigeno, nuotare nella barriera corallina
  • Tornare a Londra, vedere la regina, guardare i musicisti della metro che sono i migliori di questo mondo, altro che Lady Gaga
  • Fare una foto con i The Sun, tirare i rasta a Lemma
  • Vedere Slash dal vivo, toccare la sua Gibson
  • Innamorarmi di una persona veramente speciale, non di quelle capre di ragazzi di oggi, falsi e mezzi gay
  • Andare a New York, prendere un taxi giallo, dormire a Central Park
  • Comprare un San Bernardo
  • Trovare un vero amico, che sia vero però
  • Guardare l’aurora boreale a Capo Nord
  • Imparare a dipingere davvero e fare un bel quadro
  • Nuotare con un delfino
  • Guardare ancora la Via Lattea distesa in un prato al buio
  • Comprare una digitale professionale
  • Visitare Barcellona/Madrid
  • Pogare a un concerto dei Green Day/ACDC
  • Scrivere un racconto, fino alla fine senza lasciarlo incompleto come al solito
  • Fare ancora una partita di pallavolo seria, giocando per Franco
  • Viaggiare sulla Route 66
  • Cantare a squarciagola All summer long in macchina mentre vado al mare
  • Prendere le bacchette del batterista lanciate da un palco (chiunque lui sia)
  • Prendere in braccio un canguro/koala
  • Comprare un Pixie dimensioni naturali
  • Dire al Liga quanto dannatamente lo stimo
  • Imparare il portoghese
  • Vedere il Guernica di Picasso
  • Andare a la Tierra del Fuego, guardare le balene durante la stagione degli amori
  • Tuffarmi nel mare, dove è veramente profondo
  • Arredare la mia casa come voglio io
  • Amare