La giusta direzione (?)

right direction

Come fai a saperlo? Come fai a sapere qual è la giusta direzione da prendere nella tua vita? Scegliere un uomo con cui vivere, scegliere un amico da frequentare, scegliere un mestiere da svolgere, scegliere un paese in cui vivere. Tra il sud e l’ovest ci sono talmente tante possibilità, troppe variabili che, anche riuscendo a sceglierne una, non si può dire con certezza che sia la rotta giusta per te. E se intorno a te ci fossero persone migliori di quelle che conosci già? E se il paese accanto al tuo fosse più pulito? E se ci fosse un mestiere che ti appagasse di più? Anche riuscendo a guardare la propria vita dall’alto, non hai mai la sicurezza di avere tutto sotto controllo. E quindi, in questa bussola matta che non segna mai il nord, come fai a decidere?

Due grandi amori

Dicono che durante la nostra vita abbiamo due grandi amori. Uno con il quale ti sposerai o vivrai per sempre, può essere il padre o la madre dei tuoi figli: con questa persona otterrai la massima comprensione per stare il resto della tua vita insieme. E dicono che c’è un secondo grande amore, una persona che perderai per sempre. Qualcuno con cui sei nato collegato, così collegato, che le forze della chimica scappano dalla ragione e ti impediranno sempre di raggiungere un finale felice. Fino a che un giorno smetterai di provarci, ti arrenderai e cercherai un’altra persona che finirai per incontrare. Però ti assicuro che non passerà una sola notte senza aver bisogno di un altro suo bacio, o anche di discutere una volta in più. Tutti sanno di chi sto parlando, perché mentre stai leggendo queste righe, il suo nome ti è venuto in mente. Ti libererai di lui o di lei e smetterai di soffrire, finirai per incontrare la pace, però ti assicuro che non passerà un giorno in cui non desidererai che sia qui per disturbarti. Perché a volte si libera più energia discutendo con chi ami, che facendo l’amore con qualcuno che apprezzi.

– Paulo Coelho

It’s time to begin, isn’t it?

It’s time to begin, isn’t it?
I get a little bit bigger but then I’ll admit
I’m just the same as I was
Now don’t you understand
That I’m never changing who I am

 

Capolinea dell’infanzia

capolinea dell'infanziaMi trovo in uno strano punto del mio cammino, un limbo generazionale, in cui mi sto accorgendo che sono arrivata a una sorta di capolinea dell’infanzia. O meglio, mi sento un po’ così: bambina e adulta nello stesso momento, seduta sulla mia vita, incapace di conciliare la spensieratezza dell’infanzia e la responsabilità dell’età adulta. Vorrei essere in grado di crescere e lasciar da parte i giochi, ma vorrei poter sempre essere sicura che, in caso un giorno voglia voltarmi indietro, la “me” bambina sarà sempre lì. Cerco di tenere strette le mani sulla mia vita da (quasi)adulta, ma continuo comunque a guardarmi indietro, con un po’ di nostalgia, verso un orsacchiotto che non mi guarda neanche più.

Sogno statico

sogno statico

Il sogno, nella mia visione, per essere definito tale, è qualcosa di irrazionale, magico, dinamico. Un posto che non esiste, una sorta di Isola che non c’è, dove può accadere qualsiasi cosa, senza nessun limite.
Qui invece il sogno è statico: un controsenso, quindi.
Ho sempre considerato i miei capelli come un prolungamento dei pensieri che stanno nella mia testa, come una sorta di magazzino dei miei desideri e sogni – e sono tanti, caotici, e volano.
I miei capelli, i miei sogni volano, ma ciò accade solo nella mia testa, non lo vede nessuno il caos che ho dentro. Nella vita di tutti i giorni sono  immobile, coi piedi ben saldi a terra, sono statica, seppur sempre con la tesa puntata verso l’alto.
Sogno staticamente, ma continuo sempre a sognare.

Né di vivere né di morire

Ero in una piccola stanza quadrata completamente bianca e vuota. C’erano solo tre sedie di legno e quattro persone: tre ragazze sedute sulle sedie e una donna in piedi di fronte a loro. Io ero una di quelle ragazze e le altre due erano mie amiche. Guardavamo la signora in silenzio. La signora guardava noi in silenzio. Voleva ucciderci. Due di noi sarebbero morte sgozzate, l’altra strangolata con una cordicella. Nel giro di un secondo ho visto il collo delle mie due amiche ricoprirsi di sangue e i loro corpi stramazzare a terra con la gola tagliata. Quella strangolata sarei stata io. La signora mi mette la cordicella intorno al collo e comincia a stringere. Strige, stringe, stringe. Io tengo le mani sulle sue e non oppongo resistenza. Non muoio. Allora la signora mi guarda e mi dice che mi sarei dovuta arrangiare. Avrei dovuto uccidermi da sola. Per paura prendo la cordicella e continuo a stringere ma non muoio. Terrorizzata dalla signora che mi guarda, faccio finta di morire. Cado a terra, cerco di tenere gli occhi spalancati, trattengo il fiato e resto immobile. Ma la signora continua a fissarmi. Mi fissa, dritta dentro agli occhi. Dopo poco non ce la faccio più, sbatto le palpebre e respiro. La signora chiude le dita a pugno e si avventa contro di me.

Peccato che questo non sia solo un incubo generato dalla mia mente malata durante le ore notturne, ma la pura realtà in cui vivo. Non ho il coraggio di ribellarmi alla stretta della cordicella intorno al collo, ma nemmeno il coraggio di tirarla fino in fondo e morire. Non ho voglia né di vivere né di morire. Quindi lasciatemi in pace.

Il volume delle tue bugie

 

E continui a dire al mondo
che ogni uomo vale un altro 
e arrotondi per difetto
ma ci fai un altro salto
i tuoi salti nel tuo vuoto 
dici tu meglio di niente
troppo sola troppe volte 
troppe volte troppa gente 

Ed è sempre troppo alto
e non riesci ad abbassarlo
è una vecchia compagnia
il volume delle tue bugie

E continui a dire al mondo
che le cose sono chiare
ce la fanno solo i duri 
che chi spera si fa male
e tu oramai sei dura dentro
molto più di quel che basta
non ti possono far niente 
niente amore niente guasti

Ed è sempre troppo alto
e non riesci ad abbassarlo
è una certa garanzia
il volume delle tue bugie
quelle pagine bruciate
i capitoli strappati
è una vecchia antologia
il volume delle tue bugie

E continui a dire al mondo
che può starsene lontano
che hai già tutto quel che serve
e che hai sempre la tua mano
e se ti succede ancora 
di guardare in faccia il mare 
giri in fretta gli occhi e il cuore 
che hai ben altro a cui pensare 

Ed è sempre troppo alto
e non riesci ad abbassarlo
è una certa profezia
il volume delle tue bugie
quelle pagine bruciate
i capitoli strappati
è una vecchia compagnia 
il volume delle tue bugie

Luciano Ligabue