Essere una persona sensibile

Essere una persona sensibile vuol dire percepire un tono di voce distante durante una telefonata, riconoscere l’ansia, la paura e la tristezza nella faccia degli altri. Essere sensibile vuol dire fare caso a tutto, e con “tutto” intendo veramente qualsiasi cosa: un fiore sconfitto dal vento, un cane solo, un colore diverso del cielo, un sorriso più sentito, una parola colorata in mezzo a tante parole anonime. Essere sensibili vuol dire vivere dieci, cento, mille vite ogni giorno. Quando sei sensibile non puoi fregartene, farti gli affari tuoi, lasciar perdere. Chi è sensibile, se sa di aver ferito qualcuno si tortura per ore ed ore pensando alla sensazione che gli ha fatto provare. Chi è sensibile dura una fatica immensa. Si dovrebbe aver cura di chi è sensibile, potrebbe morire per una carezza in meno.

– S. Casciani

Con la testa fra le nuvole

head in the clouds

 

CON LA TESTA FRA LE NUVOLE

Mi capita spesso. O meglio, mi capita praticamente sempre. Potrei anche dire che non ho la testa fra le nuvole, ma la mia testa è proprio una nuvola. Un groviglio di milioni di pensieri, desideri, progetti, ricordi, storie ed emozioni che non c’entrano nulla con quello che sto facendo. Sto guidando e mi salta in mente un nuovo progetto fotografico. Sto facendo la doccia e mi ricordo l’espressione del viso della mia cuginetta. Sono a una riunione e mi viene in mente un nuovo dolce che potrei provare a fare. Sto leggendo un libro e mi vengono in mente tutte le cose che devo prendere al supermercato. Cammino per strada e la mia mente comincia a ideare storie impossibili.

Essenzialmente io sono qui, ma in realtà non sono qui.

 

 

Due grandi amori

Dicono che durante la nostra vita abbiamo due grandi amori. Uno con il quale ti sposerai o vivrai per sempre, può essere il padre o la madre dei tuoi figli: con questa persona otterrai la massima comprensione per stare il resto della tua vita insieme. E dicono che c’è un secondo grande amore, una persona che perderai per sempre. Qualcuno con cui sei nato collegato, così collegato, che le forze della chimica scappano dalla ragione e ti impediranno sempre di raggiungere un finale felice. Fino a che un giorno smetterai di provarci, ti arrenderai e cercherai un’altra persona che finirai per incontrare. Però ti assicuro che non passerà una sola notte senza aver bisogno di un altro suo bacio, o anche di discutere una volta in più. Tutti sanno di chi sto parlando, perché mentre stai leggendo queste righe, il suo nome ti è venuto in mente. Ti libererai di lui o di lei e smetterai di soffrire, finirai per incontrare la pace, però ti assicuro che non passerà un giorno in cui non desidererai che sia qui per disturbarti. Perché a volte si libera più energia discutendo con chi ami, che facendo l’amore con qualcuno che apprezzi.

– Paulo Coelho

It’s time to begin, isn’t it?

It’s time to begin, isn’t it?
I get a little bit bigger but then I’ll admit
I’m just the same as I was
Now don’t you understand
That I’m never changing who I am

 

Cercando la mia via

searchingformyway

Credo che tutti, prima o poi, nel viaggio della propria vita, si ritrovino a porsi quelle domande esistenziali che tutti conosciamo, ma alle quali è sempre difficile dare una risposta. Una di queste domande complicate per me è “Dove sto andando?” e la risposta non sono ancora in grado di darla. Mi sento come un’anima vestita di bianco, uno spirito ancora da scrivere, ma che brancola nel buio, nel nero. Tuttavia, le tenebre non possono esistere senza la luce, ed è proprio l’esistenza di questa luce – ovunque essa sia – che mi da la speranza di continuare a cercare la mia via.

Sogno statico

sogno statico

Il sogno, nella mia visione, per essere definito tale, è qualcosa di irrazionale, magico, dinamico. Un posto che non esiste, una sorta di Isola che non c’è, dove può accadere qualsiasi cosa, senza nessun limite.
Qui invece il sogno è statico: un controsenso, quindi.
Ho sempre considerato i miei capelli come un prolungamento dei pensieri che stanno nella mia testa, come una sorta di magazzino dei miei desideri e sogni – e sono tanti, caotici, e volano.
I miei capelli, i miei sogni volano, ma ciò accade solo nella mia testa, non lo vede nessuno il caos che ho dentro. Nella vita di tutti i giorni sono  immobile, coi piedi ben saldi a terra, sono statica, seppur sempre con la tesa puntata verso l’alto.
Sogno staticamente, ma continuo sempre a sognare.

Né di vivere né di morire

Ero in una piccola stanza quadrata completamente bianca e vuota. C’erano solo tre sedie di legno e quattro persone: tre ragazze sedute sulle sedie e una donna in piedi di fronte a loro. Io ero una di quelle ragazze e le altre due erano mie amiche. Guardavamo la signora in silenzio. La signora guardava noi in silenzio. Voleva ucciderci. Due di noi sarebbero morte sgozzate, l’altra strangolata con una cordicella. Nel giro di un secondo ho visto il collo delle mie due amiche ricoprirsi di sangue e i loro corpi stramazzare a terra con la gola tagliata. Quella strangolata sarei stata io. La signora mi mette la cordicella intorno al collo e comincia a stringere. Strige, stringe, stringe. Io tengo le mani sulle sue e non oppongo resistenza. Non muoio. Allora la signora mi guarda e mi dice che mi sarei dovuta arrangiare. Avrei dovuto uccidermi da sola. Per paura prendo la cordicella e continuo a stringere ma non muoio. Terrorizzata dalla signora che mi guarda, faccio finta di morire. Cado a terra, cerco di tenere gli occhi spalancati, trattengo il fiato e resto immobile. Ma la signora continua a fissarmi. Mi fissa, dritta dentro agli occhi. Dopo poco non ce la faccio più, sbatto le palpebre e respiro. La signora chiude le dita a pugno e si avventa contro di me.

Peccato che questo non sia solo un incubo generato dalla mia mente malata durante le ore notturne, ma la pura realtà in cui vivo. Non ho il coraggio di ribellarmi alla stretta della cordicella intorno al collo, ma nemmeno il coraggio di tirarla fino in fondo e morire. Non ho voglia né di vivere né di morire. Quindi lasciatemi in pace.