Amore, gioia, gratitudine e…pogooo!!!

 

 

 

 

lemmaaaaaaaa

 

Per la musica potente che rimbombava nel cuore e sotto i piedi, per le due ore passate a pogare, per il caldo soffocante, per la schiena umida di Lemma sopra le nostre teste, per tutta la gente che urlava, sorrideva, cantava, saltava, per lo stupore nei vostri occhi per la donazione per i bimbi di Betlemme, per i sorrisi di Boston, per la grande amicizia, per le dure gomitate nelle gengive, per il grande amore che si respirava in quel minuscolo club, per l’odore di sudore, per le foto mosse, per quel “fottuto di numero 1” di Ricky che violentava la batteria, per il calore che mi è rimasto dentro tanto da non sentire nemmeno il vento e il freddo pungente delle 4 di mattino, e soprattutto per la gratitudine che si leggeva nei vostri occhi: GRAZIE della meravigliosa nottata!

La paura ha i piedi nudi

Bellissimo articolo tratto da La Stampa.it

Il buongiorno di Massimo Gramellini

06/12/2012

La paura ha i piedi nudi

Assetato di gesti di cuore, il mondo della Rete si era commosso per il video girato a Times Square da una turista: si vedeva un poliziotto newyorchese infilare degli stivali nuovi ai piedi nudi di un barbone. Della vicenda, natalizia assai, mi avevano colpito due particolari: il cognome del poliziotto buono, Deprimo (la carità come antidoto alla depressione?), e il motivo per cui la turista aveva ripreso la scena: le era tornato alla mente un episodio dell’infanzia, quando il padre – poliziotto anche lui – aveva compiuto un gesto analogo nei confronti di un barbone. La prova che ciò che rimarrà di noi in chi abbiamo amato non saranno le parole ma i gesti.

Poi qualcuno ha sporcato la favola. Il barbone. Quando un giornalista del New York Times è andato a intervistarlo, lo ha trovato al solito posto, coi piedi nudi e intirizziti dal freddo. «E gli stivali che ti ha regalato il poliziotto?», ha chiesto. «Li ho nascosti», ha risposto l’uomo. «Valgono un sacco di soldi, potrei rischiare la vita». Sembrano i ragionamenti di uno spostato e in effetti lo sono. Ma come assomigliano ai miei. Il terrore che gli rubassero gli stivali, ha indotto il barbone a restare a piedi nudi, cioè nella condizione in cui si sarebbe trovato se glieli avessero rubati davvero. Quante volte succede anche a me di rinunciare a qualcosa per paura di perderla. Di respingere ciò che potrebbe scaldarmi, nel timore che il calore sia una condizione momentanea e che, dopo averla provata e smarrita, il freddo mi si rivelerà ancora più pungente. Il barbone ha ucciso un atto d’amore con uno di paura. Cercherò di ricordarmene la prossima volta che la vita mi darà un paio di stivali.

 

MASSIMO GRAMELLINI

E’ venuto il tempo

 

E’ venuto il tempo delle foglie gialle che si scaldano di rosso
e del cielo blu che si spegne tristemente,
il tempo dei sogni caldi dei bambini
e delle fredde verità degli adulti,
il tempo delle caldarroste prese in oratorio
e dei melograni rubati dagli alberi delle case in campagna,
il tempo della coperta di lana calda
e della brina ghiacciata sull’erba,
il tempo da passare davanti al fuoco in compagnia
o sotto la neve da soli,
il tempo dei libri che profumano di vecchio
e del vecchio profumo del ragù della nonna che si diffonde per tutta la casa,
il tempo della malinconia per un vecchio amico che se ne va,
e di un nuovo amore e di una nuova vita che arrivano.
 
 

Luce – The Sun

Vi riporto quello che oggi ha scritto Team World riguardo all’uscita del nuovo disco dei The Sun, grande band italiana. Anche se band è un pò riduttivo 🙂
Davvero ne vale la pena di ascoltare questo album, non solo con le orecchie…

Esce oggi “Luce”, il nuovo album dei The Sun, portatore di un forte contenuto improntato sulla fede e sulla speranza.

Ispirato da un viaggio in Palestina nel novembre dello scorso anno, il gruppo ha sentito la necessità di trattare nelle nuove canzoni alcuni importantissimi temi come la vita dopo la vita, il coraggio, l’immortalità dell’anima, la gratitudine, l’amore per Dio e per l’umanità, la fede, la ricerca della felicità e la sessualità vissuta con amore.

«“Luce” è frutto di un cammino personale che ci ha portato oltre noi stessi: troverete anche le vostre storie, le vostre emozioni, le vostre parole, ciò che ci avete trasmesso e ciò che ci avete insegnato», così i The Sun raccontano il nuovo lavoro facendosi nuovamente portatori di un messaggio positivo che nasce dall’inestimabile fede ed amore per Dio.

“Luce” – in vendita su Team World Shop al prezzo di 14,90 euro (pagina acquisto) ed in download digitale su iTunes QUI – contiene 13 brani scritti da Francesco Lorenzi in collaborazione con Maurizio Baggio – produttore dell’album – Roberto Visentin, Michele Rebesco e Federico Poggipollini – storico chitarrista di Ligabue.

Ad aprire il disco è “Onda Perfetta, un invito alla consapevolezza che la felicità è a portata di mano, basta scegliere di vivere il presente e cavalcare quell’onda perfetta che arriva per tuttiI Giorni che Vogliamo è un vero e proprio inno alla vita, in cui la forza positiva e la voglia di guardare avanti devono caratterizzare ogni fase dell’esistenza di un uomo, non solo la giovinezza. Ne La Leggenda è racchiuso invece un omaggio a quelle persone che donano la loro vita per il bene dell’umanità ed è insieme un’appassionata dedica alla figura di Dio, che li ispira e li guida.

L’aridità del sesso “meccanico” e slegato dal sentimento e la capacità di riconoscersi “diversi” ma comunque felici, sono i temi affrontati rispettivamente in “Più del sesso” e “Outsider. Mentre il manifesto dell’esperienza che ha segnato profondamente il percorso della band è “Betlemme: nel novembre dello scorso anno Lorenzi e compagni vengono invitati in Palestina per suonare per un concerto per la pace contro il muro di segregazione eretto dallo stato di Israele. Un viaggio che li porta a incontrare e condividere con la gente del posto e a suonare ovunque, in ospedali, orfanotrofi, campi nomadi e addirittura presso checkpoint militari raccontato poi in un video report trasmesso sul blog www.francescolorenzi.it.

Nell’album c’è spazio anche per l’amore e la sua contemplazione, nel senso più ampio del termine, con i brani “Sogno dei miei sogni”, “Piccola Mia” e “Ciò che rimane; se le prime due canzoni sono ispirate alla meravigliosa esperienza che può legare due persone, la terza è un’aperta dedica ad un genitore e il ringraziamento per il bene che ha saputo insegnare e trasmettere.

In “Luce” ci sono anche temi come l’ottimismo della fede, la forza, il coraggio e la ricerca della verità che nei brani “Spiriti del Sole”, “Voglio Coraggio” e “Negli Occhi” trovano la loro massima espressione. Nei tre brani, infatti, in musica e parole, trovano spazio tutta la forza e l’energia positiva dell’incontro con l’altro che si trasforma in qualcosa di costruttivo, concreto per sé e la comunità intera. Non poteva infine mancare l’argomento caro ai credenti di tutto il mondo: la vita dopo la morte. Il brano “Indelebile” è ispirato alle ricerche dello psichiatra Brian Weiss che ha studiato migliaia di casi per confermare la tesi dell’immortalità dell’anima e al più potente dei messaggi di Gesù Cristo: l’esistenza dell’Aldilà che per alcuni è solo un fatto di Fede, mentre per chi crede è una certezza.

 

Appunto 2

 
Che bella la pace di fare le prime pulizie di primavera
con il sottofondo delle note del passato.
Del mio passato, si intende, non di quello comune a tutti.
E’ rilassante sentire l’odore del Lisoform
e vedere un tiepido raggio penetrare tra le imposte della finestra.
 
 
 

E’ un buio leggero

 
È un buio leggero.
Non è di quelli che fa paura,
non ci sono ladri, non ci sono spie.
 
È un buio leggero.
Di quelli tiepidi sotto le coperte,
che ti fanno assaporare il momento del crepuscolo.
 
È un buio leggero.
Non di quelli che sconvolge e turba,
respiri e carezze della notte sono ormai passati.
 
È un buio leggero.
Di quelli magici, che ti avvolgono,
che ti inducono al dolce far niente dell’inverno,
la domenica mattina poco dopo le sei
che ti sfiorano la bocca con labbra umide d’amore
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
  
 

Centoventimila

 
Bisognava esserci. Tutto qui. Bisognava essere là per capire tutto. Per capire tutto quello che ci sta dietro, per capire la gente, per capire il calore, per capire l’amore che circondava quel piccolo aeroporto sconosciuto.
Mi dispiace tantissimo di essermelo perso. 
 
120.000 persone. Centoventimila persone. Centoventimila cuori che battevano tutti insieme allo stesso ritmo. Duecentoquarantamila mani sollevate al cielo. Centoventimila anime riunite sotto lo stesso nome.
Che poi questo nome è Luciano o Amore, è la stessa cosa.
 
 
120.000 persone. Porcadiquellaputtana, ma sai quante sono centoventimila persone?! Tante. Tantissime.
Un’infinità incredibile d’amore per la musica. D’altra parte la musica è incredibile.
Gente che era lì già da 10 giorni per aspettare di entrare, con tende e sacchi a pelo.
Tende, caldo, amore, sudore, acqua, risate, musica.
Questo è Campovolo.
O per lo meno è quello che ho percepito dal film. Davvero spettacolare. Non tanto il film (certo, il 3D l’ha reso speciale), ma più che altro per..per..cioè..no, non c’è una parola per spiegare.
Bisognava esserci, punto. Bisognava viverselo tutto quel concerto!
La gioia della gente si rifletteva negli occhi di Luciano.
 
Non ho più parole. Mi sono emozionata tantissimo, c’avevo qualcosa dentro che..non so, brillava.
Ieri sera ho capito che, per fortuna o per grazia di qualcuno, c’è ancora gente che crede in qualcosa, gente che crede nei sogni, gente che spera per qualcosa di migliore, gente che ha voglia di fare,
ma soprattutto gente che crede, e ci crede veramente,
che il meglio deve ancora venire!