E poi

E poi c’erano le sue mani. Oddio le sue mani. Quanto le mancavano. Erano forti, la sollevavano delicatamente e la tiravano verso di lui. La coccolavano quando erano calde, la stuzzicavano quando erano gelide. Seduta sulle sue gambe, avrebbe voluto che quegli abbracci non finissero mai. Ne aveva un infinito bisogno. Il suo profumo poi. Oddio quel profumo. Infilava il naso tra il suo mento e la sua clavicola e stava lì. Respirava a fondo quel profumo inebriante. Per non parlare delle sue labbra. Bellissime, morbide. Un sorriso perfetto, uno di quelli che – anche se appena accennato – ti rende migliore la giornata. I suoi baci delicati. Sulla bocca, dietro le orecchie, sulle spalle nude, sul collo del piede, sui seni, sulla pancia. E quando la chiamava “Piccola”… oh beh, quando la chiamava così era veramente la fine del mondo. 1526532_682580261773149_1764712494_n

foto © Laura Makabresku

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3 thoughts on “E poi

  1. Quelle spalle gracili, bianche, vulnerabili, e chiedevano solamente calore, le tue parole; mi han riportato alla mente tante cose.

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