Fossetta

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C’era una cosa che la intrigava di lui: la sua bocca. Non era niente di speciale, niente di pomposo, niente di terribilmente sexy, ma quando la guardava, le veniva voglia di mordergli il labbro inferiore. Come quando la nonna torna a casa dal mercato del sabato mattina con un sacchetto pieno di ciliegie lucide, grosse e rosse – solo le nonne riescono a trovarle così belle – e vorresti che quel sacchetto non finisse mai, mangeresti ciliegie a vita. La sua bocca era come le ciliegie della nonna. L’avrebbe baciata sempre. Con delicatezza, ma sempre. E dalla bocca sarebbe scesa sul mento e sul collo, perché anche quella barba rada la intrigava. Il profumo del dopobarba le dava alla testa. Mannaggia quanto era buono. Avrebbe voluto semplicemente appoggiare la mano sulla sua pancia e addormentarsi con la testa sul suo petto. Anzi, avrebbe voluto addormentarsi sulla sua pancia. Non sapeva com’era perché non l’aveva mai visto senza maglia, però immaginava che, come altri ragazzi, lui avesse quelle fossette vicino alle anche, a forma di V, che scendono giù fino all’inguine. Ecco, quelle sono tremendamente sexy. Lei avrebbe voluto addormentarsi proprio lì, in una fossetta, ascoltando il suo respiro lento.

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