È come se avessi fame di qualcosa che non posso mangiare

Mi sono svegliata male. Con l’ansia. Mi manca il fiato, ma non è colpa delle coperte pesanti che mi coprono il viso. Devo addirittura pensare di respirare. I miei pensieri sono talmente tanti e talmente confusi, che il mio cervello non riesce a far funzionare i polmoni automaticamente, ma ci devo pensare. È una sensazione bruttissima. Sento che mi manca qualcosa, o forse qualcuno. Come quando si ha qualcosa sulla punta della lingua ma non si riesce a dirlo, e si continua a pensare a quella maledetta parola che non esce dalla bocca, e si diventa matti a continuare a pensarci. Come quando cerchi di ricordare qualcosa di importante, ma non ci riesci proprio, e non dormi la notte per cercare di ricordare. Mi sento come un puzzle al quale manca un tassello, ma questo tassello non posso andare a cercarlo sotto il divano o sotto il tappeto come facevo da piccola. Sento che non sono completa. La mancanza è una brutta sensazione. Più che altro è brutta la sensazione di non poter colmare quel vuoto. Come quando verso mezzogiorno hai fame e il tuo stomaco reclama, ma la pasta non è ancora cotta e la carne è ancora cruda, e non puoi tappare quella dannata fame. È come se avessi fame di qualcosa che non posso mangiare. Eppure quella cosa che mi manca sento che è indispensabile. Mi manca, ne ho bisogno, anche se non so cosa sia, ma la voglio.

 

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2 thoughts on “È come se avessi fame di qualcosa che non posso mangiare

  1. C’è una mancanza originaria che prescinde dalle perdite quotidiane, qualcosa che non si può perdere infatti perché mai avuta ed eppure costantemente mancante, la più fondamentale e costitutiva mancanza dell'”oggetto” che diventa poi, nella vita di tutti i giorni, la nostra manchevolezza pratica: le parole che non escono, il ricordo che non si raggiunge…
    Sentimento, il tuo, che comprendo ed in modo simile condivido.

  2. Questo è proprio bello. quello che hai scritto è un’esperienza vera per coloro che stanno seriamente di fronte alle cose e alla vita. Questo tassello che manca, questo bisogno di qualcosa che non sai cos’è è quello che io chiamo infinito. Questo che hai scritto è quello che provo anche io. Grazie, ciao Giuliano

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