Fiore senza petali

Le domeniche a leggere tutto il giorno.
Le domeniche a casa mia da ragazzino, mio padre ad ascoltare il Napoli.
Le domeniche, di sera, per recuperare i compiti rimandati all’ultimo momento.
Le domeniche a preparare esami.
Le domeniche a giocare a pallone, quelle in cui tua madre ti viene a prendere al campetto perché stai facendo tardi.
Le domeniche che aspetti che tutti vadano a dormire dopo pranzo per fare l’amore con la fidanzata.
Le domeniche al mercato della Pignasecca, a far la spesa per tutti i coinquilini, è il tuo turno.
Le domeniche in giro per cantieri edili a farsi raccontare storie nel giorno in cui c’è meno controllo.
Le domeniche a scrivere, scrivere per consegnare.
Le domeniche sveglio all’alba per andare al mare. E una sorta di infinito desiderio e adrenalina che saliva all’ultima curva, quella che si chiudeva aprendosi a strapiombo sul mare.
Le domeniche a San Leucio: silenzio, cielo e la città di Utopia intorno, proprio lì nel cuore dell’inferno criminale.
Le domeniche a leggere ad alta voce Pavese o Scotellaro, a declamare Martin Eden o leggere tutto Landolfi, per sentirsi diversi da tutto. Non migliori: diversi.
Di tutte queste domeniche che chissà per quale déjà vu mi son piombate oggi, non me n’è rimasta nessuna.
Fiore senza petali.
 
Roberto Saviano
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