A volte ci vuole un po’ di tranquillità paesana

A volte ci vuole un po’ di tranquillità paesana. Così, giusto per staccare dal tuo mondo e vedere cosa c’è effettivamente intorno a te. Per renderti conto che sei una persona normale come le altre, che fanno le cose come gli altri. Ma non nel senso di omologazione, nel senso di fare cose comuni.
 
Una piccola piazzetta in centro al borgo medievale, tutto pavimentato con le pietre, sulla destra una piccola chiesa di marmo bianca che splende nella sua frescura. Una piccola agenzia viaggi con i cartelli delle offerte tutti colorati scritti a mano con l’indelebile nero. Su un lato della strada un anonimo bar con l’insegna “Bar” e dall’altro lato un altro bar identico che gli fa concorrenza. Un paio di clienti di mangiano i primi gelati della stagione. Un gruppo di persone eleganti passeggiano, non si capisce se stiano andando a un matrimonio o abbiano appena finito una conferenza aziendale. Un signore sulla sessantina si gusta il suo cornetto. Una brutta signora bionda arriva davanti all’agenzia con una bicicletta sgangherata. Un uomo, dall’altra parte della piazzetta la chiama Roberta. Si avvicina e le racconta di sua figlia che probabilmente hanno scoperto che è dislessica. Non si concentra abbastanza. Ma no – vorrei dire – se non si concentra abbastanza non è dislessia, è mancata educazione dei genitori che le permettono di tenere sempre accesa la tele mentre fa i compiti. Intanto una signora imbranata al volante tenta un bruttissimo parcheggio a esse, ma senza speranza. La macchina dietro di lei se ne va dal parcheggio. Fortunata lei, alla fine, dopo cinque minuti di avanti-indietro-gira-avanti-indietro ce la fa. E parcheggia pure troppo indietro e storto. Dopo dieci minuti scende dalla macchina. Amen alleluia. Dietro di lei parcheggia un’altra signora, che, prima di scendere, tira fuori dalla tasca un biglietto del parcheggio a pagamento già pagato e lo mette in mostra. Poi va al bar. Passano tre macchine, tutti e tre macchinoni – visto che vanno così di moda anche se sono così inutili – e girano tutti e tre nella strada a destra, tutti e tre senza mettere la freccia. Un altro signore passa in bici. Un altro passa con il camioncino pieno di verdure. Con tutta l’aria che prendono, poi non si lamenti che l’insalata è diventata marrone! Una signora con la sua bimba nel passeggino. La signora bionda brutta esce dall’agenzia e riprende la sua bici sgangherata. Intanto il sole picchia e i piccioni cercano un po’ di ombra.
E intanto tu stai lì, guardi la gente che esce ed entra dalla farmacia, vedi la tua vecchia prof delle medie, la guardi, le sorridi e lei manco ti caga.
 
Poi suona il cellulare, Welcome to the jungle, e tutto ritorna come prima. Il tram tram delle macchine, la gente passa per strada velocemente guardando sempre per terra, nessuno ha tempo per niente e nessuno.
In tutto ciò, però, una tromba in lontananza, suona una vecchia canzone dimenticata…
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