I sogni son desideri

I sogni son desideri di felicità cantava Cenerentola, la graziosa governante tiranneggiata dalla matrigna acrimoniosa e da quelle due cesse delle sorellastre Genoveffa e Anastasia, invidiose della sua voce angelica e del suo fisico diabolico. La vita l’ha risarcita rendendola poi celebre più che per la quantità di pavimenti lavati, per la bottarella di fortuna finale col principe impalmato magistralmente dopo un fidanzamento lampo. Quando avevo l’età di chi mi stia leggendo, della Smemo, questo squisito sempreverde prodotto editoriale, ero un’acquirente e non una lusingata editorialista. Allora, come Cenerentola, sognavo di vivere per sempre felice e contenta, ma non disdegnavo di coltivare anche sogni minori, meno ambiziosi e lungimiranti, ma portatori di gioie frugali ma immediate. Sognavo nell’ordine:

– di non essere interrogata in italiano nel caso avessi deciso la sera prima di concentrarmi sulla rivale algida scienza esatta della matematica per affrontare con più slancio possibile il compito in classe di trigonometria a sorpresa.

– di avere un principio non troppo invadente di cefalea, per poter essere spedita dal prof presso la sede degli “operatori scolastici”, ovvero la bidelleria. Immagino sia ancora questo, ma allora la era una zona franca alla fine del corridoio in cui tre donne dal fare materno facevano la maglia, leggevano fotoromanzi, e con un fornello da campeggio militare davano vita alla camomilla più dolce che mai potesse finire dentro un bicchiere, seppur sbeccato. La bevanda ambrata acquisiva un sapore ancora più dolce perché in grado di strapparmi alla spiegazione della prof di filosofia, in grado di vaneggiare sulla dicotomia tra Platone e Socrate con la stessa passione che io trovavo lecito dedicare solo all’atavico bivio Simon Le Bon-Tony Hadley, i vostri odierni Justin Bieber e Zack Efron.

– di incorrere nel piacevole imprevisto di un cambio d’orario di fuoriuscita dall’istituto, sempre tramite la sopraccitata bidella, che talvolta, qualche istante prima del melodioso suono della campanella segnalante la fine della penultima ora, bussava per consegnare all’insegnante di turno la circolare con cui si comunicava alla classe l’assenza del professore dell’ultima ora. “Uscire prima” era una delle frasi più dolci si potesse concepire di venerdì alle 12 e 30.

Qualsiasi cosa sogniate oggi voi, che sia un flirt con Robert Pattinson, la celebrità di Patty e del suo meraviglioso mondo, o avere Miley Circus compagna di banco, o non essere beccati mentre aggiornate lo status di Facebook durante l’ora di chimica, o l’otto politico in tutte le materie, vi auguro che “vivere per sempre felici e contenti” non sia un epilogo da fine-storia, ma un prodigio quotidiano. Da taggare ogni giorno.

 

Geppi Cucciari – Smemoranda 2012

Annunci

One thought on “I sogni son desideri

  1. Un giorno senza sogni (anche quelli con gli occhi aperti) per me come perdere un giorno di vita.. sono i sogni che mi fanno sopravivere nella realta, buona quarta domenica d’Avvento

    ti abbraccio Pif

Scrivi un commento...

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...