Fammi sapere come sono le mani di Dio.

19.05.2005 – 19.05.2011

 
Ciao, come stai?
Vorrei farti un sacco di domande. Com’è il paradiso? Fa caldo? Come sono le mani di Dio? Lui ti sorride? Ti abbraccia? E gli angeli hanno veramente le ali?
Ma ne avrei troppe e finirei sicuramente per stancarti.
Non ci sei più da 6 anni ormai, hai deciso di partire per sempre, ancora prima di lasciarmi il tempo di capire che eri un angelo fatto uomo. Eri una persona speciale. Anzi no, sei una persona speciale. Perché in fondo, anche se inconsciamente, in questi 6 anni, ti ho sempre portato con me nel mio cuore. Come un secondo padre. Tua moglie e le tue due bellissime figlie sono state baciate da Dio per averti accanto durante la vita. Anche se forse per troppo poco tempo.
Tu sei stato una persona speciale. Capace di spiegarmi l’Amore. Nel mio caso, l’amore per la pallavolo e per il gioco. Ci mettevi l’anima e il corpo. Si vedeva da come vivevi. Eri sempre impegnato, sempre di corsa, sempre stanco, sempre con le occhiaie sotto gli occhi, ma non ti pesava. Non dal punto di vista morale, per lo meno. Eri felice con te stesso ed eri pieno di amore: era questo quello che ti teneva in piedi, l’Amore. Quello con la A maiuscola, quello eterno, quello vivo, quello profondo.
Ti ricordo ancora quando stavi a bordo campo durante le partite e ci incitavi, ce le tiravi dietro, ci mettevi il ghiaccio sulle dita insaccate, quando battevi le mani per un punto fatto e quando saltavi su dalla panchina quando vincevamo. Sei stupendo.
Le vincevamo tutte le partite. 3-0.
Da quando hai deciso di partire, invece, non è più stata la stessa cosa. La squadra si è sciolta ed è caduta. Inconsciamente. E non vincevamo più niente.
Credo che io e il gruppo di ragazze, del quale ormai non faccio più parte, ti abbiamo dato un sacco di soddisfazioni. E sono contenta di averlo fatto. Per te. Solo per te.
Ma forse tu volevi insegnarci qualcosa di più.
Qualcosa di più profondo.
Come se la pallavolo fosse la nostra vita.
L’amore per la pallavolo, l’amore per la vita.
Dobbiamo innamorarci di noi per amare gli altri. Avevi ragione.
Una sera mi è venuta in mente la tua immagine, l’ultima volta che ti ho visto.
Ma lo sapevamo noi che era l’ultima volta che ci salutavamo e che ci sorridevamo?
Eri pallido, stavi entrando in cucina a casa tua, eri quasi pelato per le cure che stavi facendo, eri fragile. Ma sorridevi. Nei tuoi occhi continuava a brillare quell’Amore che sono sicura che non muore mai, mai, nemmeno dopo la morte. E io voglio ricordati così. Sorridente.
Ti amo. E non ho paura di dirlo perché è vero. Le persone che amano si finisce sempre per amarle. E io ti amo.
Fammi sapere come sono le mani di Dio. Ciao…
 
 

Simmy.

PS: Ricordati di me da Lassù.
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