Per ricordare.

Voglio ricordare, voglio ricordare tutte quelle persone, voglio ricordare tutti quei cuori che hanno smesso di battere, voglio farvi ricordare, con le lacrime agli occhi, NON VOGLIO DIMENTICARE!

Francesco è un ragazzo di 14 anni, autistico. Frequenta una scuola superiore per geometri e fa una fatica tremenda a studiare e ad apprendere, a detta dei suoi insegnanti. Per lui hanno dovuto stilare un programma a parte, un programma più semplice, basato sui libri delle scuole medie per semplificare i suoi studi. Ovviamente, non riesce mai a stare al passo con quello che studia il resto della classe e questo sembra che rallenti il ritmo della classe e che ne abbassi gli obbiettivi finali da raggiungere.

Questa situazione è più frequente nelle scuole elementari: solitamente, i ragazzi diversamente abili, vedendo tutto il lavoro che c’è da svolgere nelle scuole superiori, abbandonano ancora prima di iniziare o durante l’anno. Ma Francesco persiste.

A volte, come raccontano gli insegnati e i suoi compagni, è quasi impossibile da tenere in classe: quando sente la prof urlare, quando sente che i suoi compagni fanno chiasso, quando non si sente minimamente considerato, comincia a urlare talmente forte che lo sentono tutti gli alunni dell’istituto e a volte sbatte la testa contro il muro, inconsciamente, così che hanno dovuto applicare delle specie di cuscinetti al muro in modo che non si faccia male. L’insegnante di sostegno, quando diventa così incontrollabile, lo porta fuori dalla classe per calmarlo.

In riguardo a questi casi, qual è stata la grande trovata della Lega? Ritornare ai tempi di Mussolini, quando i diversamente abili, con qualsiasi handicap, venivano messi in classi diverse perché rallentavano l’apprendimento delle classi e perché erano considerati “diversi”.

Diversi?! Ma diversi da chi?!

Dopo l’olocausto, col cuore gonfio di tristezza, dolore e quasi ripugnanza per le bestialità che la razza umana è capace di fare, abbiamo ricordato quello che è successo. Con libri, canzoni, programmi alla televisione, manifestazioni, pagine internet, fotografie, preghiere, parole, sguardi, lunghi momenti di riflessione e lacrime, abbiamo sempre cercato di ricordare e di far ricordare ai più piccoli quello che è successo nei campi di concentramento. Disabili, ciechi, sordi, muti, ebrei, omosessuali, zingari, testimoni di Geova, immigrati, criminali, prigionieri politici, bambini, anziani, donne: qualsiasi persona che non venisse considerata ariana o perfetta, era condannata a morte. Morti atroci, morti senza spiegazioni, morti perché non erano tedeschi, morti perché non avevano capelli biondi e occhi azzurri, morti perché erano “diversi”.

E ora? Ora tutti credono che quella fase di atrocità sia passata, sia finita e che sicuramente non si ripeterà mai più una cosa del genere. Ormai ci siamo convinti che non ci sarà mai più nessun folle come Hitler da creare una macchina della morte talmente atroce.

Non è vero.

Guardati intorno: quando vedi quel ragazzo down che cammina in parte a te, cosa fai? Giri la testa dall’altra parte per non guardarlo perché ti fa pena e non lo vuoi vedere, non lo vuoi accettare.

Quando vedi quella signora africana che sta salendo sul pullman piena di borsine della spesa e ha bisogno di aiuto, tu cosa fai? Guardi il tuo amico e ridi di lei, lasciandola sola.

Quando per strada passa un marocchino o un albanese, cosa fai? Una faccia schifata.

Quando vedi qualcuno che non si veste alla moda, cosa fai? Lo snobbi e ridi di lui.

Quando qualcuno ha un’idea diversa da quella della massa, cosa fai? Pensi subito  che sia un diverso, una persona non normale, che gli deve mancare qualche rotella perché non pensa come fanno tutti. E lo metti in disparte, lo ignori, lo deridi, gli sputi addosso.

E questo cos’è? Non è nazismo? Non è discriminazione? Tornare a mettere tutti i ragazzi disabili in una classe a parte per non rallentare il ritmo di intere classi, non è differenziare?

Più andiamo avanti, e più torniamo indietro. Dobbiamo veramente ricordare, affinché questo non si ripeta ancora una volta nella storia, affinché queste disumanità non esistano più.

Stai attento: le persone che vengono ricordate non muoiono mai, ma una persona non la si può uccidere solo fisicamente. Le tue parole, i tuoi gesti, i tuoi comportamenti nei suoi confronti e soprattutto il tuo ignorarlo, può uccidere quella persona molto più di quanto tu possa pensare.

Simmy.

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